Poesie 3

di

Demo Martelli


Demo Martelli - Poesie 3
Collana "I Gigli" - I libri di Poesia
12x17 - pp. 64 - Euro 5,50
ISBN 978-88-6037-316-8

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Prefazione

Con la sua poesia, Demo Martelli, si insinua a scrutare nelle pieghe della vita, a scovare ciò che desidera riportare alla luce: tutto riemerge con parole spontanee e penetranti fino a rendere pulsanti i pensieri, fino a scandagliare le indifferenze e le fragilità, a captare le più labili percezioni, a illuminare le emozioni e far brillare di luce propria gli stati d’animo d’un poeta che osserva la realtà e la filtra attraverso la sua sensibilità.
La coscienza di muoversi in atmosfere e zone complesse da esplorare fa sì che la sua attenzione sia sempre ai massimi livelli e mai si disperda la vena poetica che può far sussultare e palpitare il cuore.
E “quel cancello della notte” che chiude i pensieri e apre i sentieri dei sogni, quel senso d’amore che si “versa” e non si “acquista”, le suggestioni e gli incanti che si ammassano nella mente conducono ad una deflagrazione, ad una salutare esplosione.
Le vibrazioni, le ombre della nostalgia che si disperdono, la ricerca d’un equilibrio dell’anima: e la realtà inchioda alle immagini davanti ai nostri occhi, alle luci “intermittenti” di questa vita, alla ragione e all’agire nel presente.
L’Uomo raccoglie i frammenti dell’esistenza, le gioie e le emozioni, le tristezze e i dolori, e miscela tutto nella sua parola che diventa espressione poetica, visione lirica d’un narratore che fantastica e afferma come “un evento può cambiar la vita”: le innumerevoli parole e le sporadiche promesse vengono alla mente durante la notte che sempre “lascia soli” e ci si trova a girare in tondo come su una giostra diabolica. Senza sosta.
Ecco il funambolo, con la sua poesia, sempre in equilibrio, nel tempo d’una emozione, nell’immenso mare delle idee che ancora devono nascere, nella passione e nel sentimento d’un uomo che riflette desideri sulla carta, sul velo trasparente dell’illusione, nell’attimo in cui la felicità diventa conoscenza di sé.
L’entusiasmo supera il superfluo della vita, la capacità di stare in equilibrio, la necessità di avvicinarsi alla verità: esce allo scoperto la volontà d’una rincorsa verso le sensazioni e la fantasia come a trovar una scorciatoia per il cuore: fino al sogno dell’amore, al giorno più bello prima che la notte lo inghiotta.
Il sole, il mare, la luna avvolgono il corpo di “lucertola” distesa sopra la sabbia calda dell’estate o d’un pesce sballottato dentro le onde del mare: ecco tutta la fragilità che è la “normalità”.
Nell’isola sensibile del cuore di Demo Martelli sono rimasti molti desideri e ricordi che ancora cercano di farsi ascoltare “nel dondolìo del presente”: nessun segreto da disvelare perché poco importa quante ferite può portare la verità. I sentimenti restano sempre scoperti e indifesi: non resta che muoversi nel miglior modo possibile in questa commedia che è la vita.

Massimo Barile


Poesie 3


GIA’ SI SENTE

Già si sente, il fiato
della storia, bucherellare
il fiume del duemila
transitante,
che va per chi lo guarda
e chi ne attinge
e per chi attende
l’apertura automatica
del mondo.

Mischia di idee ribolle
in frenetico subbuglio,
di quel che era
trasforma, in
né corpo né ragione.
Accorciando il lontano
per lo spazio
deforma i fianchi e perde
d’armonia.


SEGRETI

Il cancello della notte
chiude i miei pensieri
ma sotto le lenzuola
si aprono i sentieri dei sogni.

Ed è un gran vai e vieni
di gare e di follie
nelle curve del vento.

Che per privacy e discrezione
non posso raccontarvi.


ACQUA

Fresco sollievo, quando mi attraversi,
per mettere a tacere tanta sete
prima che tu rispunti col sudore.

Tiepida scivoli, sul corpo nudo,
giocando assieme sopra il mare azzurro.

Soffice piuma, delicata e pura,
o dura lastra, al freddo dell’inverno.

Bella a vedersi, se cadi dall’alto,
scultura in piazza schizzi, verso il cielo.

Calda e fumante, in brodo di minestra,
disciogli le sostanze nei tessuti,
quale energia di tutti i movimenti.

Se non ci sei, manca la vita: acqua.


L’AMORE SI VERSA

Assieme ai ghirigori del pensiero
si affiancano figure
stravaganti e inosservate
che passano di sfondo nella vista
fatta a imbuto: miraggio
nell’aria tremolina.

Nasce limpido il concetto
del tuo mondo,
poi rifletti all’umana povertà
e leggi nell’azzurro in filigrana
che l’amore si versa,
nel tempo che ti è dato,
non si acquista.


SCENDE LA LUNA

Da una scala di corda
scende la luna,
per non fare rumore,
e si acquatta
nel cespuglio dei miei sogni.

Si illumina
del nostro carnevale
poi piange con me
l’ultimo quarto.

Mentre le stelle allo scoperto
riciclano elementi tutti uguali.


INTELLIGENZA ESPORTATA

Monitorando l’occhio,
abituato alla vista asciutta,
copre un lembo all’intelletto:
il margine restringe
e non esprime completamente
il proprio interiore universale.

La scelta del demonio
reincarnato, allunga l’ombra
come il sole cade:
felicità intravista,
alta nel cielo
e mai dimenticata,
con passi svelti
cammina, sopra il vento.


TATTI

Piazzetta alla fontana, la rampetta,
lo slargo su alla chiesa, alto il castello:
percorso verticale che rispetta
muri di sasso antichi di scalpello.
Il mio paese “Tatti”, austero svetta
nel blu, con nubi bianche per cappello.
Ritratto sobrio, ma nei lineamenti
leggi i misteri e i sani insegnamenti.


TRAMONTO SUL MARE

Dal cielo cade il sole:
ferro rosso incandescente
di fucina, che il fabbro
rimodella nella sera,
sull’incudine specchiante
del mare di ponente.

Strisce di pennellate
rosso vivo, schizzano
tra le nubi, che da bianche
diventano rosate.

Mentre verso levante
nebbiolina di seta, si confonde
col respiro del mare,
fino a perdere il concetto
d’orizzonte.


IL TEMPORALE

Sabato mattina, tutto sole di settembre,
una nuvolaccia nera e senza scrupoli
fa cadere la pioggia a catinelle
su la dolce pendice del terreno.
La collina, esperta di mestiere,
non la beve, la spinge a fare il fiumestop.

Sale sul primo fiume asciutto e vuoto
che andava dritto al mare per l’week-end.
Ma dell’acqua piovana è risaputo,
si agita si tinge si convortice
nel letto, fino a strabordare sulle sponde.

Allora il fiume stufo e straripante
le grida: – mi hai rotto gli argini!
E la scarica di qua e di là nei campi.
Poi continua, ambizioso e fricchettone,
a srotolarsi in valle fino al mare
dove lo attende bagna-asciuga
che già si era svestita… le caviglie.


PARLANO I FIORI

Deformate dal duro delle pietre
lottano, le aride radici
di tante pianticine,
per tenere in equilibrio il proprio fiore,
ma gridano, la discriminazione
dell’abitat, a quelle radicate
nel centro della zolla rinfrescata.

Foglie ingiallite, di chi all’ombra
fatica a guadagnarsi clorofilla,
litigano col suo fiore che vorrebbe
a tutto sole stare in vita.
Si scontrano i profumi raffinati
per conquistare l’aria
e fermare l’invasione ai nauseabondi.

Così parlano i fiori sopra i campi
che credevi felici, visti nell’insieme,
come nell’insieme vedi le persone,
dentro le finestre illuminate.


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