Poesie – Profili d’orgoglio

di

Demo Martelli


Demo Martelli - Poesie – Profili d’orgoglio
Collana "I Gigli" - I libri di Poesia
12x17 - pp. 64 - Euro 6,00
ISBN 978-88-6037-9443

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Prefazione

Nella silloge “Poesie-Profili d’orgoglio”, Demo Martelli si inoltra nelle introspezioni che cercano di scavare sempre più a fondo nel mondo interiore, nelle pieghe della vita che nascondono molteplici possibilità di rivisitazione e si diramano fino a rendere pressanti e pulsanti le illuminazioni che nascono dai ricordi.
Recuperando le sue istanze liriche e la continua ricerca poetica, Demo Martelli alimenta, ancora una volta, la propensione ad immergersi in una costante indagine del mondo circostante e, al contempo, della dimensione memoriale che porta con sé le inevitabili metamorfosi che si verificano durante il percorso dell’umano vivere.
La coscienza poetica viene resa con parole, dense e vibranti, precise e penetranti. La reiterazione di alcune parole chiave è la conferma della costante volontà di esprimere, in modo deciso, il proprio pensiero; di rimarcare ciò che merita di essere salvato; di definire, chiaramente e nettamente, la rappresentazione della realtà: ecco allora che tale reiterazione di vocaboli come “ombra assenza vuoto silenzio mistero dubbio segreto destino” diventa espressione di questa precisa volontà.
La “voglia di poesia” rende vivo il desiderio di esprimere le proprie emozioni, le sensazioni più profonde, le inquietudini e le contraddizioni, fino a sentirsi “dilaniato dall’onda del delirio” per continuare a respirare la vita, tra “carne e desiderio”, realtà e immaginazione, evidenze ed enigmi.
In un continuo viaggio “dentro se stesso”, fino “all’angolo del coraggio”, oltre il confine ultimo quando si può affermare che la “coscienza è svestita” e si lascia interpretare, disposta all’abbandono senza più remore, senza inutili maschere.
Nella profonda riflessione esistenziale, Demo Martelli cerca di aprire lo sguardo al futuro, superando la condizione mentale in cui la “finzione” diventava rifugio: in questa fase lirica “il paesaggio di parole / si scontra con la vita” e, contemporaneamente, “l’involucro interiore di coscienza / cavalca ogni sillaba / e attraverso la pelle / si mescola all’osso”, fino ad una totale penetrazione nelle zone più segrete come si assistesse ad una scarnificazione d’ogni visione superflua.
In questo processo selettivo, le prospettive prima esistenziali e poi liriche, unitamente ai profili che emergono dal costante svelamento delle segrete connessioni tra la parola e l’intenzione poetica, conducono ad una consapevolezza finale: la “voglia di poesia” si miscela e si amalgama con la “voglia di vita” in una continua espansione di un simbolico universo ancora da colmare senza più frammentarietà, senza più alternanza.
Ecco allora che lo spazio si ricompone come unicum, inevitabilmente, “ritorna tutt’uno” e, come scrive Demo Martelli, “anche il corpo e i balzi del cuore”. In un respiro di vita.

Massimo Barile


Poesie – Profili d’orgoglio


PROFILI D’ORGOGLIO

Quel filo di luce abbagliante
consuma il suo incontro
alla nebbia sfumata nel sole.
Labbra competenti di trionfi
nei salotti si parlano
come trattenere il giorno
alle notti improvvise,
dove l’ombra sterile
dei fiammiferi bruciati
riflette profili d’orgoglio
quando smorza l’inerzia
ai trucioli densi di fuoco.


ASSENZA DI RISPOSTA

Si mise a girare intorno alla realtà
per misurare la differenza
che la forza dell’addome
infliggeva alla mente.

Ma il metro rubato ai rivali
sfumava le pieghe sull’idea
e al sostantivo delle cose eterne
separava i rapporti col destino.

Così, all’assenza di risposta,
l’antico esercizio ricopriva
il vuoto, appoggiando
le mani sul silenzio.


GELOSIE DI AGOSTO

La risacca della luna
cancella le gelosie di agosto
sulla pergamena di sabbia.
Ma in cielo qualcosa si rifugia
in volo, e si espande incomposto
dietro il lenzuolo di nubi:
È lo strascico del lampo
che illumina il ricordo.
È la giunzione meno logora
del dubbio, tra carne e desiderio.
È qualcosa…che ti ritorna dentro
anche se al momento sembrò
insignificante.


TEOREMA

Nel cielo festante di uccelli
latitudini e spazi boreali
restano imprigionati per sempre
nei cerchi delle nuvole.

L’abbraccio trattiene
i segreti del corteggiamento
fino alla gelosia del bacio,
che liscio come l’uva, scivola
sulle labbra screpolate d’amore.

La prerogativa dei giorni di uomo
non appartiene più a questo corpo
dilaniato dall’onda del delirio.

Perché l’aggettivo esasperato,
per coprire di astratto il respiro
d’amare, ci fa sbattere la faccia
sulle nostre eterne cose.


SCAMPOLI DI BENE

Quando il palmo dei secoli evidenzia
quella durezza esplicita increspata
alle pupille della metamorfosi
la finzione diventa rifugio.

L’involucro interiore di coscienza
cavalca ogni sillaba
e attraverso la pelle
si mescola all’osso.

È sempre il pane contadino
a lievitare il bozzolo di fantasia
per sdebitare fragili promesse
e riavere scampoli del nostro bene.

È sempre nello schiamazzo dei bambini
con l’aquilone legato al cuore
che rivive il mondo
a nascondino sopra l’infinito.


BALZI DEL CUORE

Restare indifferenti alle carezze
come alla matassa delle rughe,
quando il paesaggio di parole
si scontra con la vita.
Mani vissute con le briciole, affannate
a rallentare la ruota del buio,
ingrassano solo la voglia di poesia.
Senza frantumi e né spezzettamenti
lo spazio ritorna tutt’uno,
anche il corpo e i balzi del cuore.


TUTTI CONTRO

Credendo di stare nel nostro giusto
siamo tutti contro
in attesa di carpire il frutto
che la terra fa cadere al vento.
La voce si muove nell’oceano
dell’ombra, nel buio della scena
e ci becchiamo senza cedere
l’arbitrio, come i galli nell’aia.

Andiamo fintanto che il pugno
stretto, batte le nocche nella scogliera
e brucia frollato nel gelo
di una pace sporca,
per risalire la distanza
nell’orbita fonda del tempo,
dove anche Il Cristo, come uomo,
si rattrista, per quel poco
che abbiamo raccolto
tra le pieghe del Suo bene.


SPOSTARE IL CIELO

La violenta esplosione di vita
fino al culmine aguzzo dell’estasi
si fregia di umana decenza
per spostare anche il cielo
fluttuando pannocchie nell’aria.
Occupare il centro di esistere
e in seducente altezza evidenziarsi.
Non hanno la scala di mani incallite
né uccelli spennati da bocche riporto.
Diverso costrutto dimostra
il teorema, per essere uomo.


SLITTINO A ROTELLE

Lasciato a casa,
si sentì tenuto fuori
dai grandi, andati alla festa.
Pianse a dirotto,
disperato bambino,
dentro al verde fitto
dei rosmarini,
a nascondere lo sconforto
che svuota d’amore il cuore,
e di speranza.
Viaggiò dentro se stesso
fino all’angolo del coraggio:
era un bel cielo aperto
con lo slittino a rotelle,
sui fiorellini
del prato in discesa.


I COLORI

La luce gialla del tramonto
apre alle statue i movimenti
come il grappolo azzurro delle nuvole
colora le figure evanescenti
nell’aria e dentro al mare trasparente.

Trionfano i colori sfarfallanti
riflessi dalle ali di farfalla:
soffice teorema indimostrabile.

Le tinte vivaci sopra i campi,
corolle di fiori in vicinanza,
affidate al soffio del vento.

Ogni manciata di colore vivo
è una carezza morbida negli occhi
per continuare a respirar la vita.


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