Opere di

Franca Moraglio Giugurta


Poesie tratte dal libro Liberi in estinzione, Edizioni Universum


ALTARE (IL PAESE TRASPARENTE)

Sono nata lì, nel cuore del ligure Appennino
a pochi passi dal superlativo mare,
in un nido trasparente, che mio padre
creava con le sue mani magiche,
incideva e scolpiva estasianti trasparenze
nella soffitta colma di vestigia,
mobili sbilenchi, vecchi bauli, veri forzieri
stracolmi, che custodivano passate giovinezze
e un tornio col quale al ritorno dal lavoro
all’Artistica Vetraria, si accingeva per
sbarcare il lunario “come soleva dire”.
Per me bambina non c’era niente di più bello
che assistere alle sue performance.
Camicia a quadri, calzoni di fustagno,
a penzoloni la sigaretta Africa,
gli occhiali abbandonati su un volto
troppo magro e quei capelli blu, esageratamente
folti, se confrontati alla sua magrezza;
tornava alla soffitta anche la notte
e le sue mani grandi e nodose creavano diamanti.


DENTRO LA NOTTE

Schermato il cielo, assenti le stelle,
la luna sonnecchia biancastra e annebbiata,
in questo gennaio di freddo umidiccio;
finite le feste, le luci, gli addobbi,
è spenta la notte, immersa la via nell’ora dei sogni.
L’ombra mi segue, di lato c’ è il bosco
in austera nudità, emana un odore di terra
pungente, avvolgente e tutto odora di buono…
Respiro profondo, che bella la notte stanotte!
Con questa luna anemica, che nonostante miope
scruta incuriosita un solitario vagare,
ad un tratto, rumore di passi ovattato.
Si sposano due ombre, si fondono,
per mano due anime camminano
in silenzio per non svegliare la notte.


VOCI DI NEBBIA IN VALBORMIDA

Ieri il sole nel parco,
oggi la nebbia ovatta
di fumi i colori di giugno.
Inizio il percorso di ieri
tra i prati e i sentieri trapunti
di fiori brillanti nel sole.
Il mondo è diverso stamani,
mi vesto di nubi lunari,
soffuse di soffici argenti,
che danzano in greggi di banchi
fumosi, alitando racconti accorati.

Attutiti, schermati in un mondo
lontano, immobili i fiori e le erbe,
avvolti in opache rugiade.
Fumi densi, biancastri, spengono
le sculture quasi umane degli alberi,
che anch’essi di luna, hanno fermato
la danza del sole e del vento di ieri e
statici attraggono avvolti in bambagie.

Mi fermo nel tempo,
in questo teatro di pace,
dove veste narrando la nebbia.


CERCA LA PACE L’UOMO!

Attendere il tramonto per
evadere i pensieri è inutile.
Pensa alle guerre la mente,
ai domini, ai conflitti, presunzioni,
manie di grandezza, alle ingiustizie.

Immondizia raccontata come giustizia.
Eppure l’uomo ama la pace!
Domande e risposte sterili
si consumano in un’impotenza avvilente.

Angosciata mi rivolgo al sole
al suo tramonto, ma vedo incupirsi
il cielo, che appesantendo schiaccia
pressando il sole, che il mare come
drago inghiotte, in pochi istanti diviene
gelida l’aria, colmo di solitudini il buio.

Nell’ampio teatro, un falso
silenzio filtra i lamenti delle
vittime, dei martiri, dei giusti.
Chiedono Pace e Amore
all’alba di domani.


MIO NONNO FOTOGRAFO

Foto e ritratti antichi fatti
dal padre di mio padre,
che non ho mai incontrato.
Eredità di genti passate,
belle e sconosciute,
in bianco e nero, monocromie
ingiallite, umori racchiusi
in vecchie scatole di latta,
attutiti dal tempo.

In una foto di tanti anni fa,
mi pare ravvisarmi vestita d’altri
tempi, gioiosi i gruppi di leva
dei vent’anni, di donne belle
come fate, di bimbi a scuola,
nonni e militari in pose
austere, di matrimoni allegri,
scampagnate, di viaggi e giovinezze.

Io guardo con angoscia e un groppo
in gola, incredula e basita
per si tante passate vecchiaie
e gioventù, che sto qui ad esaminare
studiandone i sorrisi, i risi
festaioli, felici, aperti in posa
verso vita bella, raggiunti
in fretta dalla morte, che anche
la carta ha sfocato e impallidito.


RITROVARSI IN UN VALZER

Notte d’inverno tutta per me,
che espandi magica i tuoi misteri,
accoglimi nella tua atmosfera antica
e futurista, mentre studiandoti
perdutamente m’innamoro e ti rincorro,
cercando di viaggiare dentro i tuoi minuetti,
nelle tue danze grandiose di fiocchi
volteggianti, che si accarezzano raccontando
le stagioni della vita, delle vite,
in un pirotecnico libero e incantevole silenzio.
Immobili e generosi lampioni, mi lasciano ammirare,
si posano le stelle, imbiancando accumulano purezza,
altre le seguono in questo valzer notturno,
timido e sontuoso, forse inventato da Strauss
in una lontana simile notte.
Nelle girandole ritrovo i miei dialoghi smarriti
e il sole accende la mia anima stanotte!


INSONNIA D’ESTATE

Cielo notturno d’estate, divisionismo di palpitanti
stelle, fronde giganti, smeraldi notturni, ventagli
merlettati dan refrigerio alla luna, che come culla
si trastulla sul cucuzzolo cobalto della collina.

Ricche le chiome la omaggiano in controluce,
magnifica notte, cancelli con la tua grandezza
le mie stizze diurne, mi commuovi e mi consoli…
Mentre stilosa lei, stanotte per me culla,
perché mi par vicina, anzi mi addentro
e mi concentro in culla d’oro
e d’argento e ascolto i suoi racconti.

“Ma come siete sciocchi voi umani!
mi dice sorridendo maliziosa,
vi osservo da troppo tempo ormai
e non cambiate mai, siete degli imitatori,
dei clown scimmiottatori, privi di personalità.
Quanti secoli trascorreranno ancora,
prima che l’uomo si renda conto
d’esser unico? Nel firmamento sai!
Siam consci d’esser diversi e d’aver
tutti un ruolo, qui non esiste invidia,
tutti ci amiamo e tutti ci ammiriamo”.

Ed io annuendo convinta, in quella
culla magica d’argento viaggiai
in un rem fantastico fino allo spuntar del sole.


LIBERTA’ ASTRATTA

Tre vocali e quattro consonanti
mettono l’accento alla fantasia
e se sai immedesimarti, voli
nella grandezza dei suoi contenuti.
Questa parola troppo spesso usata
a sproposito e al contrario (come pace)
riempie la bocca e la si appende
ai balconi come bandiera,
per dimostrare agli altri,magari
più liberi e pacifici di noi, quanto siamo
liberi e pacifisti nelle nostre case.

Non c’è pace senza libertà,
non c’è libertà senza pace!

Così mi risveglia il pensiero,
che sincero trasporta la mente
alle realtà tangibili del millennio,
mi chiedo allora, che senso ha
parlare della libertà se esiste
l’egoismo e la pochezza, che senso
ha presentarla dall’alto del potere,
quando chi entusiasticamente la
propone e la diffonde, pensa solo alla
propria e sogna di avere schiavi e
subalterni, non c’è senso, solo non senso.

La libertà è semplicità e se si
instaura nell’anima delle persone,
non guarda titoli, danari ne blasoni ;
essendo pura scegli le persone oneste.



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