Opere di

Franco Conti


L’ORRIBILE INVASIONE DEL VIRUS-POETIQUE

DI COME SI NARRA DELL’ORRIBILE DIFFUSIONE DEL VIRUS-POETIQUE
insomma dello scrivere, dell’ascoltare, del sentire o non-sentire, del proliferare della poesia.
(Pretenzioso mini-trattato filosofico in forma narrativa o anche Storia fantascientifica q.b. quanto basta ma non troppo oppuredicesianche: ‘Cosa può succedere quando si lasciano liberi i poeti’
Storia degli anni ’90 ma forse attuale anche adesso –


Alle ore 20.00 circa di un giorno futuro non ben precisato, un uomo all’apparenza normale ma in realtà molto pericoloso, accende il non molto amato televisore per essere aggiornato sugli ultimi sviluppi della tragica situazione che si era creata negli ultimi tempi.

TELEGIORNALE:

Gli scienziati-poeti che hanno ancora salvo il senso della misura, (purtroppo sono rimasti in pochi), continuano a lavorare alacremente per cercare di isolare l’ormai tristemente noto Virus-Poetique che ha colpito improvvisamente il nostro Paese. La situazione, specialmente nella grandi città, è allarmante, torme di poeti e poetastri di tutte le specie e le risme scorrazzano a piede libero per le strade, le piazze, i giardini, i bar e qualsiasi altro luogo possibile, spargento tutto intorno senza ritegno alcuno, instacabilmente, i loro terribili versi e sembra che niente e nessuno possa riuscire a fermarli; l’intervento del PSAP (Pronto Soccorso Anti-Poetico) si è rivelato inefficace.
Vediamo delle immagini girate questa mattina da un poeta-cameraman, ecco che s’ode subito da destra un verso romantico: ‘…quando il sole al tramonto / è tutto un rosseggiar di colori / e gli uccellini cinguettano / sui rami di mimosa…’ ma attenzione da sinistra si intuiscono dei versi neo-ermetici, neo-futuristi, neo-post-avanguardisti, neo-che-non-ci-si-capisce-nulla: ‘…e se lungo la parallela iperbolica / della traiettoria luminaria / costruita / sui surrogati dell’anima…’ (io azzarderei anche un nuovo termine, la neo-poe-matica, cioè un incontro tra la poesia e la matematica), scusate l’inciso, comunque dicevo, non c’è proprio scampo, anche dal centro arrivano sonetti romaneschi, napoletani e perfino ciociari, invettive apocalittiche, versetti più o meno satanici ecc. La popolazione ormai è allo stremo della sopportazione e si lascia andare a riprovevoli ma comprensibili scene di disperazione ed isteria collettiva, le farmacie sono prese d’assalto e i farmaci anti-poesia, in particolare la Poeversirimina, vanno a ruba pur se costosissimi e anche se non fanno molto effetto…

…Dopo il telegiornale, il nostro ascoltatore per nulla rassicurato si apprestava ad estraniarsi almeno per un paio d’ore dal problema assistendo al film in programma, una sana storia di massacri e violenze con protagonisti Attila e Gengis Khan, quando appena dieci minuti dopo, esso veniva bruscamente interrotto e sul video apparve una rappresentanza di poeti-di-quelli-che-contano-mica-no, con la manifesta atroce intenzione di declamare i loro diabolici versi nonché far seguire poi un dibattito notturno no-stop con il coinvolgimento pure del pubblico, (chi vuole anche da casa, siamo nel futuro no?), sulle direzioni fenomenologiche della poesia contemporanea e futura. Il nostro amico, vinta con un grosso sforzo di volontà la tentazione di strapparsi la barba, attonito restò ad ascoltare. Questi che seguono sono alcuni stralci della televisiva kermesse-poètique: ‘potremmo formulare una piattaforma di neo-post-romanticismo programmatico…’
‘…Eh sì, ma se posso azzardare lasciatemelo dire, tanto lo direi lo stesso, l’analisi tanatologica del verso è proprio un’altra cosa!’. Seguì un suggerimento dalle forti connotazioni politiche: ‘…E se, vista l’abbondante produzione, provassimo ad esportare il verso anzi verbo poetico e ad espatriare di forza una dose massiccia di poeti o presunti tali? ‘Macchè, hanno chiuso le frontiere ed oltretutto qui da noi il contagio è ormai così esteso che anche ai semafori mentre ti vendono fiori, accendini e altre cianfrusaglie e magari pure le fusaglie, ti dicono anche poesie turche, marocchine, africane, rumene, filippine, ecc.’
Nei giorni successivi la storia ebbe altri drammatici sviluppi e praticamente non ha una fine, almeno per ora, in quanto il virus che qualcuno ha voluto nominare ‘LeoCarFoscDan (al quadrato), evidente contrazione da Leopardi-Carducci-Foscolo, mentre il Dan al quadrato sta per Dante e D’Annunzio, non è stato affatto debellato ed anzi, negli anni successivi si è sempre più diffuso e rafforzato, ormai il virus ha attecchito anche tra le scarse popolazioni delle foreste amazzoniche o del Borneo o della Papua-Nuova Guinea, e quindi siamo più che mai ed ovunque circondati e contornati da folte torme di poetanti a tutto spiano che sfruttano diabolicamente tutte le possibili occasioni per propinarci i loro versi, ormai hanno completamente monopolizzato anche la rete internet…Come possibile antidoto rimarebbe solo la preghiera ma anche qui qualcuno riferisce di aver sentito nelle Messe cantate la seguente solenne celebrazione: ‘…Poesia, Po-o-e-sia, Po-o-e-si-i-ia, consolazione dell’Anima mia…’
a cui risponde subito il Coro delle Pie Donne: ‘Evviva Maria…Evviva sempre la Poesia!…’



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