Opere di

Grazia Marchesini


Con questo racconto è risultata 10^ classificata – Sezione narrativa VII Edizione del Premio di Scrittura Creativa dedicato a Lella Razza 2011


NON E’ PIU’ TORNATO A GALLA…

– Buongiorno signora si accomodi, come sta? La vedo in forma! –
“Ma che dice dottore, sto male, malissimo…ho l’alzheimer!”
– L’alzheimer? Scusi tanto, chi ha fatto questa diagnosi? –
“Io! Non ricordo quello che penso e le azioni che compio! Ho dei vuoti mentali paurosi! Faccio certe figuracce…da sotterrarmi! Mi dica dottore, quanto tempo mi rimane prima di rimbambirmi del tutto? Sono anni che chiedo al destino:” Qualsiasi malattia… tranne la perdita dei neuroni!”. Invece eccomi qui, in questa valle buia e limacciosa. C‘è qualche possibilità di ritardare lo sviluppo di questa orrenda patologia?”
– Si tranquillizzi, mi racconti che cosa le succede di così tragico –
«Ascolti dottore, ascolti bene… Qualche giorno fa, nel constatare che le scorte delle munizioni erano quasi esaurite, sono andata in farmacia. I medicinali li considero proiettili nella guerra contro le malattie. E’ una guerra senza vittoria, ma si vincono molte battaglie che allungano le giornate.
Giorni fa mi ero fermata in farmacia a conversare con la titolare: mia amica da anni. Come al solito mi aveva alleggerito il portafoglio e appesantito il braccio con quel sacchetto colmo di materiale bellico: antidolorifici, antinfiammatori, anticolesterolo, antipressione, antidepressione, insomma una montagna di anti… Dopo averla salutata, ero uscita guardando dentro la borsa e frugandola per trovare le chiavi della macchina. Avevo alzato anche un ginocchio per appoggiarla sopra e cercare in profondità. No, le chiavi non c’erano.
“Ah, le ho dimenticate sul bancone…come al solito!” mi ero detta rientrando all’interno della farmacia.
“Scusa Emma, hai visto le chiavi della macchina? Le ho lasciate qui, sul banco.“Avevo chiesto alla mia amica.
– No, ma ora guardo. –
Aveva spostato i vari espositori, fatto domande ai colleghi, ma niente: nessuna traccia delle chiavi.
– Non agitarti, su! Versa il contenuto della borsa sul banco e cercale con calma. –
Mi ero innervosita, i presenti mi guardavano con curiosità, in attesa di vedere dove avevo infilato quelle maledette chiavi.
Una curiosità inappagata perché le chiavi non c’erano.
– Forse ti sono cadute nell’uscire. –
“No, non ho sentito alcun rumore, comunque vado a vedere”.
A terra, nessuna traccia di chiavi.“Sta a vedere che le ho infilate nella busta delle medicine”, mi ero detta, ma dopo avere rovistato insistentemente tra varie scatole e scatolette, le chiavi non le avevo trovate. Finalmente un’illuminazione! “Che stupida, che stupida! Le ho lasciate in macchina. Sì, perché non ricordo di averle tolte, né di avere azionato il pulsante elettronico per la chiusura. Il ragionamento calzava perfettamente con il percorso della memoria. Mi sentivo soddisfatta e più serena per avere risolto l’interrogativo. Con la speranza nel cuore avevo sollevato gli occhi dalla busta per guardare l’auto. Nel piccolo parcheggio di cinque posti, c’era solo una macchina verde. La mia è nera. “Oddio dove ho posteggiato la macchina? Questa volta non ho dubbi: qui davanti alla farmacia. Sono più che certa, ma allora me l’hanno rubata! Qualcuno mi ha tenuto d’occhio, visto che non toglievo le chiavi… me l’ha fregata!La mia macchina nuova! Ancora diciotto rate da pagare! Un sudore freddo mi formicolava dalla testa ai piedi, le gambe le sentivo molli come sedani appassiti. Una tragedia!
Fattami forza ero rientrata in farmacia, con voce tremula avevo biascicato ai presenti che la mia macchina non c’era più…ero vittima di un furto.
Nel locale, per un attimo, si era addensato un silenzio sepolcrale. Poi, un’esplosione di voci che cercavano di sopraffarsi nel prendersi cura della mia situazione: – Deve telefonare subito ai carabinieri… No, ci deve andare di persona… Giusto, ma qualcuno la deve accompagnare, non vedete che si sente male?... Signora vuole bere? Portatele dell’acqua!.. Venga, si sieda sulla poltroncina, le faccio aria con il giornale… Stia calma, vedrà che troverà la macchina, bisogna pensare positivo!... Ehhhh, non credo proprio; ormai è perduta…con la fame che c‘è in giro!... Che c’entra la fame? Questi sono ladri di professione, hanno più soldi di noi!... –
Una girandola di parole che si sovrapponevano e perdevano senso. Non ascoltavo più nulla, quel cicalare m’infastidiva; l’unico desiderio era ritornare a casa. Dovevo scappare da tutti quei grilli parlanti. “Grazie, grazie, ora sto meglio. Vado a casa, dai carabinieri mi farò accompagnare da mio marito. Grazie ancora”.
A testa bassa, sconfortata, ero uscita dalla farmacia per la terza volta. Nel passare vicino al posteggio delle biciclette ne avevo vista una simile alla mia. Un doloroso pensiero mi aveva trafitto la coscienza: “Certo, se fossi venuta in bicicletta questa sciagura non mi sarebbe accaduta”. Pensavo, camminavo, compiangevo la mia sbadataggine.
Non so per quale motivo, ma invece di entrare in casa dalla porta principale, istintivamente avevo scelto di passare da quella del garage. In attesa che si aprisse, sentivo le budella che s’intorcinavano al pensiero di vedere vuoto il posto della mia auto. Ho dovuto raccogliere tutte le forze per spingermi all’interno. Ero in un bagno di sudore e tremavo…lei era lì, al suo posto: bella, nera, lucida. L’avevo baciata sul muso gridandole:“Bella mia sei qui!”. Ero salita in casa barcollando dalla gioia.
Il pensiero più logico, era stato di constatare uno scherzo di pessimo gusto. Parenti e amici, a cui avevo telefonato per chiedere conferma della beffa, erano rimasti interdetti e increduli nell’ascoltare il mio racconto ingarbugliato e condito dalla smisurata euforia che trasudava dalla voce. Solo in seguito mi hanno confessato di avermi creduta in preda a… vapori vinosi. Ero così felice – caro dottore – che sembravo veramente ubriaca.
“Sei stato tu a farmi lo scherzo eh! Mi hai fatto prendere uno spavento!”
Così avevo accolto mio marito mentre rientrava in casa.
– Che scherzo? Cosa ho fatto io? –
“Mi hai portato via la macchina!”
– La macchina? Non capisco cosa stai dicendo, la tua macchina è in garage, piuttosto dov‘è la bicicletta?
“Quale bicicletta?”
– La tua, in garage, non c‘é. –
“Non c‘è? E dov‘è?”
– Sono io che ti sto chiedendo dove l’hai lasciata. –
“ Ma che ne so? Sono uscita in macchina!”
– Sei sicura? –
“Sì! Forse no. Non ricordo bene… Oddio, no! Adesso capisco… Quando sono uscita volevo prendere la macchina, mentre la guardavo ho afferrato la bicicletta pensando che sarebbe stato più facile da posteggiare, ma questo ragionamento è sprofondato giù, giù, e non è più tornato a galla! Si è perso nei meandri mentali…che figura…che figura! Sapessi cosa ho fatto! Cosa ho detto! Mi sono sentita anche male! Tutti lì ad ascoltarmi. A consigliarmi. Che figura!”
– Non ho capito niente, ma la bicicletta dov‘è? Non l’avrai lasciata in giro senza chiuderla? Altrimenti… col fischio che la ritrovi! –
“Boh! Non ricordo se l’ho chiusa. Però sei il solito pessimista menagramo! Perché dovrebbero averla rubata?”.
– Perché ha due mesi di vita, è una Bianchi e ha pure le marce. –
“ Sia come sia, ora non posso andare a prenderla. Devo aspettare il buio. Mi sento di nuovo male …dopo ti racconto tutto”.
Caro dottore, verso mezzanotte, imbacuccata, tipo… mussulmana integralista, guardandomi attorno come un’assassina in procinto del misfatto, ho ritirato la bicicletta dal
posteggio. Per fortuna era ancora lì, altrimenti… Mi dica lei se questo non è alzheimer! »
– Assolutamente no! Lei è una persona molto attiva, forse pretende troppo da se stessa, le consiglio di ricordare, più spesso, che ha ottantacinque anni! –

Grazia Marchesini



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