L’illusione e le sue spine

di

Luca Foscale


Luca Foscale - L’illusione e le sue spine
Collana "I Gigli" - I libri di Poesia
14x20,5 - pp. 90 - Euro 10,00
ISBN 978-88-6587-9184

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Ho avuto lacrime con diverso sapore e sotto il sole molte volte sono morto senza mai morire. Ho vissuto saltando da un interrogativo ad un altro senza mai davvero comprendere, mentre il tempo depositava polvere sui miei giorni. Le stagioni mi hanno invecchiato e così è cambiato lo scenario. Mi sono intossicato di illusioni e la cura la sto pagando cara, ora che anche il mattino ha un altro colore…


Prefazione

Luca Foscale è un poeta dell’anima che offre una visione profonda e vibrante, grazie alla versificazione sempre intensamente sentita, capace di mettere in evidenza la sue intenzioni liriche e rendere fedelmente la concezione poetica.
Il poeta porge liricamente la sua consapevolezza esistenziale ben sapendo che le stagioni della vita hanno cambiato lo scenario dell’esistenza e, inesorabilmente, la polvere del tempo si è depositata sulle metamorfosi e sulle esperienze dell’umano vivere.
Durante il processo lirico la mente si dilata, si ricolma di ricordi, forte il recupero memoriale e intenso il percorso interiore, mentre l’anima vive una condizione di sospensione, tra silenzio e solitudine, ricordi coagulati e desideri inespressi, quasi a consumarsi in inutili pensieri e illusioni che soffocano.
Nel costante scandaglio dell’anima si avverte la volontà di Luca Foscale di penetrare la sostanza, più vera e profonda, della vita, indagare la sfera dei sentimenti e l’universo emozionale che il poeta porta con sé.
Tutto si miscela in una poetica ben delineata e sempre attenta a decifrare le molteplici manifestazioni del vivere: dopo il travaglio del sofferto cammino ecco allora che si assiste ad una lenta trasformazione alchemica, per cercar di riordinare, tra le pieghe della vita, i pezzi della propria esistenza, sovente sparsi e confusi, fino a giungere alla decretazione della necessità vitale di dover decifrare se stesso.
Bevendo al calice della vita il poeta ha “assaggiato la felicità”, “sorseggiato amore” ed ora, dopo il tempo trascorso, “lo sguardo si specchia / in una nuova solitudine” perché l’amore, prima vissuto come estasi, si è trasformato in dolore e vana illusione, in un pianto nascosto nei giorni che sono intessuti con fili di tristezza, fino a rendere palese l’inevitabile presa d’atto d’un uomo “errante” lungo il cammino della vita che si consuma e, nella poesia “Dolorosa sentenza”, dominano i versi che diventano simbolo di tale condizione: “E in questi giorni consacrati a un miserabile / addio, con le pieghe nell’anima, invecchio/lontano da un amore in frantumi”.
La sua Parola è profonda, intensa e penetrante, si genera nel vortice della notte e nel groviglio dei sensi, si alimenta del nostalgico mutare delle cose, deflagra nei frammenti esistenziali che vengono generati dalla sua voce potente, fino all’ultima sofferta emozione, protesa a voler dare un senso al vuoto, al proprio esistere, nutrendosi di silenzi lirici che scandiscono il lento svanire del tempo con la speranza di conoscere ciò che si cela sulla linea di confine della nostalgia.
La Poesia diventa fiamma del ricordo, da custodire e preservare, ed offre al poeta nuova possibilità di esistere, come a ricercare il futuro orizzonte da contemplare, rappresentando un atto salvifico capace di dissolvere “l’enigmatica danza / dell’inutile” e offrire al poeta, finalmente, la riconquista del senso del proprio esistere.

Massimo Barile


L’illusione e le sue spine


A mio figlio


Matteo è l’esempio di come i pregi di un figlio
possono compensare i difetti del padre,
anche di un padre che di difetti ne ha molti.


SENILITÀ

Le ore sono accumuli
di fuliggine, mentre
lo specchio sorprende
le increspature degli anni.

La giovinezza è una
distanza remota
e nel frastuono del vuoto
cadono come foglie i giorni,
giungendo spogli ad essere
altro, qualcosa di diverso,
qualcosa di nuovo.

L’anima vive del suo silenzio
e il corpo muta alienato
e inciso dalla rassegnazione.

E la mente si dilata,
colma di coagulati ricordi
e di desideri inespressi,
nel meccanico battito
assuefatto alla condizione
di un imponente, ultimo atto.


SENZA PACE

Ho assaggiato la felicità
e sorseggiato amore.
Ho respirato il tuo respiro
e vissuto con la tua voce.

Eri il piacere che assorbivo
e la salvezza dall’inferno.

Cantavamo le nostre notti
in un gioco di carne e sorrisi,
mai sazi l’uno dell’altra,
mai sazi di passioni.

Ed ora, in una cella
con i colori del dolore,
io mi consumo in inutili
pensieri, ricordando quando
ti sfioravo le labbra nel sonno
e il tuo corpo era vino, nettare
e trionfo.

Ma sotto la luce di un giorno
qualunque, tra mille volti,
io ti ho vista svanire.
E brucia questo mio tempo
senza pace, ora che non ho
più il tuo corpo, la tua bocca,
la tua voce.


L’INNOCENTE

Che non indugi la mano
e non nasconda la colpa.
La sabbia rossa
ha le orme degli infelici
e le onde conservano
il canto sordo dei morti.
Ed è in quell’ultimo battito
che v’è la soffocata bellezza
di uno sguardo innocente,
quando nell’acqua sporca
di cenere galleggiano
petali bianchi e si
disperdono i gabbiani
sorvolando grinzosi e
cerei corpi.


UN ORDINE NUOVO

Percorro errante il corso
della mia vita come se fosse
Il sentiero d’un giardino appassito,
e mi rinviene l’eco di un amore
ingannevole e viziato.
Incontrai nei tuoi occhi
un illusione, intrappolato
nell’amplesso delle menzogne.
E il sapore della tua bocca
non è ancora svanito mentre
brancolo come un cane
smarrito nel vuoto.
Ma
ho riordinato tutto
secondo un ordine nuovo,
e degli amori avventizi,
che mi rubavano il respiro,
non restano ora che poche rovine,
mentre il mio sguardo si specchia
in una nuova solitudine, affrontando
il tempo con qualche parola sparsa
su questo anonimo foglio bianco.


DOLOROSA SENTENZA

Ho riletto le tue lettere d’amore
e ho ancora alle spalle i segni
del tuo pugnale.
Per te, lupo famelico del mio cuore,
io deliro e maledico questo dolore.

Nessuna vuota stagione mi può sollevare.
Sarebbe bastato un addio fatto di parole
per poterti capire.
L’amore migliore è quello che non ho avuto.
Quanto amore inseguito e mai conosciuto.

E tutto di te mi fa ancora male.

Ho scritto su pezzi di carta la storia
della mia vita. È oscillato il pendolo
ed è cambiato il colore.
E in questi giorni consacrati a un miserabile
addio, con le piaghe nell’anima, invecchio
lontano da un amore in frantumi

E tu, così lontana, continui a ferirmi ancora.
Mentre tutto di te mi fa male.


COME LA PIOGGIA

Come la pioggia di oggi io sono:
effetto delle circostanze, un risultato
contingente.
Nulla mi appartiene se non l’ultimo
respiro.
La natura mi abbraccia
allattandomi al suo seno,
non penso a un Dio,
non sento il bisogno.
Ho il vento e
il sole.
Questo mi basta.
Tutto ha valore:
la solitudine, il silenzio,
il dolore.
Non ascolta la vita
il suo pianto crudele.
Ho sempre maldestramente amato
e solo questo so fare.
Come sempre, anche oggi tirerò a sorte,
attendendo l’amore o la morte.


AMORE

Sei entrata in silenzio
e mi hai preso alle spalle.
Ti sei presentata
sussurrando il tuo nome.
Hai bevuto il mio sangue
per poi svanire
e mi hai lasciato
tre sillabe false.


ALDA MERINI

Esile fiamma smorzata da un soffio inatteso,
stretta in un abbraccio mancato
– labbra aride in un bacio smarrito.

Nel lucido dolore tutto si disperde,
ogni cosa può morire in un rifiuto.
Nell’ombra si tende il seme del desiderio
– risvegliata nel cielo oscurato.

Hai amato la vita e il vuoto,
mentre tra le note di un flauto
le lacrime evaporavano al sole.

I pazzi non ti hanno ascoltata,
e hai combattuto il loro silenzio
con versi d’amore.

Avvolta in un mondo di soluzioni
infelici hai dato voce alle rose,
che ancora oggi profumano di
fresco le tue parole.


LA CONDIZIONE UMANA

La condizione umana
è un complesso esperimento,
è un canto che si consuma
nella propria voce, è una
vertigine, un pianto, un tramonto.
Il tempo autografa il suo passaggio
– dal ventre l’innocenza e l’amore,
un sussurro, un vagito, un seno,
un rifugio e la passione errante
che la vita può offrire.
Le voci si perdono in lontananza
come un esile canto di stagione
dal limite della fragile esistenza
all’ultima e sofferta emozione.
La storia è processata da
una folla di infelici e la
ragione avvelenata lascia
solo cicatrici.
La follia dell’esistenza è
una prigione trasparente
e l’essenza del dolore
ha nel ricordo la sua
sorgente.
Il silenzio copre il rantolo
estremo, e corruzione e
violenza vestono gli impuri,
il denaro è padrone supremo
e indelebile è il sangue sui
muri.
Nel processo della vita
ogni istante ha il suo dolore
e l’uomo cede all’indifferenza
sfidando le proprie leggi ed
il Creatore.
Alla luna si rivendica il morto
quando il sangue è ormai perduto
ed ogni uomo piange il torto
maledicendo il fato, Dio
o l’angelo caduto.
Nel disordine annunciato,
la rabbia e le catene
della smarrita condizione.
Ai limiti della fragile esistenza,
con i dolorosi crampi della memoria,
l’illusione e le sue spine.


[continua]

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