Sentieri del Tronto

di

Lucio Postacchini


Lucio Postacchini - Sentieri del Tronto
Collana "I Gigli" - I libri di Poesia
14x20,5 - pp. 32 - Euro 8,40
ISBN 978-88-6587-8552

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In copertina: «Il fiume Tronto» fotografia dell’autore


Premessa dell’autore

«Sentieri del Tronto» è la prima, breve raccolta di mie poesie scritte in questi ultimi anni. Alcune di esse sono dedicate al fiume tanto caro in questa valle; per scriverle, ho preso sovente spunto passeggiando sull’argine del Tronto nel tratto che da Stella di Monsampolo porta a Pagliare di Spinetoli e viceversa.
Ricordi d’infanzia s’intrecciano con riflessioni sul senso del tempo e della vita.
Queste poesie risultano nella maggioranza già pubblicate nelle antologie dei concorsi letterari e/o su internet; inoltre, alcune di esse sono state premiate e/o pubblicate da giornali, a diffusione locale e non solo, nelle apposite rubriche riservate ai lettori.

Monsampolo del Tronto (Ascoli Piceno) – gennaio 2018.


Prefazione

La silloge di poesie, dal titolo “Sentieri del Tronto”, è la prima raccolta poetica di Lucio Postacchini, ma dimostra di possedere la stessa maturità del poeta, che ha percorso un lungo cammino esistenziale e, grazie alla sua meravigliosa passione per la poesia, riesce continuamente a “rinascere” nei versi delle sue composizioni.
La Poesia è intensamente sentita dal poeta, umanamente avvertita nell’imo del cuore, capace di penetrare nel profondo dell’animo e di offrire l’universo emozionale d’un uomo, fino alle più labili percezioni, con sincerità, sensibilità ed estrema umanità, come ad innalzare la sua Parola ad una dimensione superiore.
La silloge poetica, quasi interamente dedicata all’amato fiume Tronto, viene offerta come dono della memoria, preziosa testimonianza che illumina il suo percorso esistenziale e non è un caso che, sovente, le liriche siano state scritte durante le passeggiate lungo le sponde del fiume, sulla tratta che va da Stella di Monsampolo a Pagliare di Spinetoli.
Ecco allora che, in quella dimensione di meditazione, emerge il meraviglioso recupero memoriale, con sommessi ricordi d’infanzia che si miscelano a profonde riflessioni sul senso della Vita e sulla concezione del Tempo.
Il simbolico fiume dei ricordi fluisce limpido e trasparente, ed il poeta lo innalza a luce lirica che si irradia sulla vita stessa, viene fatto risplendere nel “tempo dell’anima”, proprio in quella dimensione spirituale, che non svanisce, che non si sgretola nel tempo, ma resta eterna.
Nel flusso lirico riemergono i sentimenti, impetuosi tornano in superficie lungo i “sentieri del Tronto”, con la sua Vallata, le “candide acque”, le “pietre lucenti”, i canneti ondeggianti, il “profumo d’acacie fiorenti”, e le suggestioni del mondo naturale diventano linfa vitale della poesia dell’ani­ma di Lucio Postacchini.
La finitudine dell’Uomo è rappresentata dal sofferto cammino della vita che contempla le inevitabili “infinite attese”, i desideri che avvolgono, i sospiri d’amore ed i palpiti del cuore, gli “impetuosi slanci” e le immancabili delusioni, le “speranze sottese” ed i sogni infranti, fino a condurre ad un lirico rimpianto per la “felicità perduta”, per un “remoto incanto”.
“Ogni esistenza è simile / A quella del fil d’erba”, scrive Lucio Postacchini, ben consapevole che il nostro vivere è un “sottil inganno del tempo”, demiurgo “creatore d’illusioni”, perché “la nostra vita effimera /passa come il vento / che prima soffia forte / e poi tace svanendo”, mentre ci dibattiamo negli affanni dell’esistere ed i sentimenti “fluttuano silenti”: è dovere del poeta offrire in dono l’atto salvifico, la verità ultima che risiede all’interno dell’Uomo, perché ciò che nasce dal cuore “tutto sovrasta”.

Massimo Barile


Sentieri del Tronto


A mio padre Gino Postacchini (1914-1993)


Il fiume dei ricordi

Il fiume dei ricordi
È quello dell’infanzia;
Esso sovviene tardi
A ridestar memoria.
Il Tronto che divise
Un regno dal papato,
Fu incanto sì fuggevole
Che or ce ne doliamo.
Non più ghiaia e sabbia,
E pietre lucenti e calde
Al sole dell’estate;
Ormai tutto è inglobato
In case, ponti, strade.
Il fango ora è il letto
Di questo fiume caro,
Le cui candide acque
Accolsero
Acerbe nostre membra.
Fauna copiosa e varia,
Lussureggiante flora,
Rigogliosi arbusti,
E canneti ondeggianti:
Oggi son tracce languide
Al Tronto e in sue sponde.
L’ingegno umano è lesto
A demolir Natura,
Che paziente produsse,
In ere incalcolabili,
Il Tronto che or svanisce.
Insieme ai sogni,
Innocenti e belli,
Di nostra infanzia breve.

Poesia terza classificata ex aequo alla VII edizione del Premio Letterario “San Benedetto del Tronto nel cuore”, sezione “Il mio luogo del cuore” nel maggio 2014.


Filo d’erba

Un filo d’erba
È degno di viver come noi:
Invero esso non nasce
Per essere schiacciato,
Ma per stare nel mondo,
In ogni dove, in prato.
E se avesse coscienza
D’essere mortale,
Invocherebbe Dio
Per fuggir dal male.
Ogni esistenza è simile
A quella del fil d’erba:
Spirto vital avvolge
In guisa egual le specie.
Tutte le creature
Tendono a serbare
L’essenza lor nel tempo,
Che, ascoso,
Permette l’apparire:
Ragione d’ogni male
E del fatal soffrire.
Ciò che nasce muore,
Perché Natura vuole
Che ogni cosa al mondo,
Come il fil d’erba ignaro,
Da Eterno abbia apparenza,
Ma sol per tempo avaro.

Poesia terza classificata alla XXI Edizione Premio di Poesia “Il Club degli Autori – Trofeo Umberto Monte­fameglio” 2014-2015.


Il sibilar del vento

Il sibilar del vento,
Dai sublimi toni,
È l’ancestrale eco
D’inusitato evento.
Non sembra esso terreno:
Radici ultramondane
Parrebbero formarlo,
Per ridestare in noi
Origini lontane.
Cotali linguaggi
Dobbiamo ricercare,
Anziché perderci
Nel vano chiacchierare.
La Natura è schietta, è saggia:
Spetta a noi ascoltare.
Per recepire aneliti
Di nostra vita vera,
Ch’è ancor sopita in noi,
Ma sarà desta alfine.
Il sibilar del vento
Ha effetto carezzevole,
Sfiora il nostro viso,
Per l’animo è piacere.


Il tempo nell’anima

Non avere paura del tempo,
Poiché esso
Benevolmente
Ti accolse
Quando nascesti,
E ora è come un padre
Per te.
Lo senti che il tempo,
Nell’anima,
È lì
Sempre immobile,
E non fugge da te?
Lo senti che il tempo
Passato,
Puoi pensarlo,
Chiamarlo,
E tenerlo
Ancora
Con te?
È il tuo corpo
Che passa,
E svanisce,
Nel tempo;
Ma il tempo
Nell’anima,
Come un padre
Amorevole,
Resta fermo,
In eterno,
Con te.


Acacie del Tronto

Acacie fiorenti;
E acacie cadenti
E morenti,
Sulle rive del
Tronto.
Piccole foglie,
Ingiallite,
Ondeggianti
Nel vento.
Tutto passa,
E muore,
Nel tempo,
Ch’è ascoso
E silente.
Tempo impassibile:
Par non veda gli eventi.
Eppur tutto inizia,
E finisce,
Nel tempo.
Sotto,
Il Tronto che scorre
Si sente:
Gli scrosci
Sono lamenti
Per tutte sue
Acacie morenti.
Con loro foglie,
Cullate,
Dal vento.


[continua]


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