Chicchi di melagrana

di

Maria Piras


Maria Piras - Chicchi di melagrana
Collana "Le Schegge d'Oro" - I libri dei Premi - Poesia
14x20,5 - pp. 40 - Euro 6,50
ISBN 978-88-6037-9801

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In copertina illustrazione di Fernando Favata


Pubblicazione realizzata con il contributo de IL CLUB degli autori in quanto la silloge è finalista nel concorso letterario Jacques Prévert 2010


Prefazione

Nella silloge “Chicchi di melagrana”, la poesia di Maria Piras nasce dalla profonda spontaneità nel sentire sulla propria pelle le infinite emozioni che vengono offerte dalla vita e si alimenta della genuinità d’una visione lirica che si espande di continuo grazie ad un forte recupero memoriale.
La sua spontaneità e la sua autenticità, colonne portanti dell’intera silloge, sono accompagnate dalla sensibilità che lei esprime ogni volta che si avvicina ad una sensazione, ad uno stato d’animo o ad una labile percezione: non v’è dubbio che i suoi componimenti sono pervasi da profonda umanità nel suo costante immergersi nel flusso emozionale.
Il suo sguardo è sovente rivolto ai ricordi della terra natìa, alle atmosfere d’un mondo che vela la mente d’una sottile nostalgia: e poi, nella sua poesia, si può rintracciare spesso la presenza del senso del dolore dell’Uomo, del travaglio interiore nella comune faticosa esistenza.
Eppure, Maria Piras mai dimentica di guardare tutto ciò, attraverso uno spiraglio luminoso che possa accendere un nuovo entusiasmo, che possa offrire la gioia nella vita, che possa rappresentare una fonte di luce, anelito di speranza.
Maria Piras, come a guardare nel proprio cuore e, ancor più, come a “cercare nel cuore”, “gonfio di emozioni”, dolcemente quasi a ritrovarsi “seduta a riposare/all’ombra del melograno”, cullata dai suoni, fino a sentire il “calore del respiro”, espande, senza limiti, la sua visione poetica.
Ecco allora che tornano alla mente i ricordi, capaci di illuminare il cammino del presente: il nuraghe di Tanca Manna, teatro dei suoi giochi di bambina; le passeggiate e le corse nei vicoli per strappare un bacio; l’antico albero di ulivo; il profumo di mirto e il campo di papaveri che “ondeggiavano vicino alla sua casa”. E poi, lo sguardo si fa più intimo ed entra nelle manifestazioni e negli stati d’animo del vivere quotidiano: dalla finestra sente il “profumo di salsedine”; ascolta il rumore delle onde che “muoiono dolcemente”; osserva la luna crescente che brilla nel cielo e “nel chiarore del golfo”, davanti ai suoi occhi, la “torre normanna/si staglia/nel cielo trapuntato di stelle”.
Nello “sguardo pensieroso” di Maria Piras, nel sentimento nostalgico che strugge, “le onde s’infrangono come i sogni”, le ombre della sera conducono al tempo della riflessione, l’eco di voci lontane svanisce nel silenzio della notte: il cammino esistenziale è stato difficile ed ha lasciato i “segni”, eppure, miracolosamente, il tempo pare fermarsi e, proprio all’ora del tramonto, tornano le “voci care”, i volti amati e quella “sensazione di calore” che regalava il sole quando si faceva strada tra le case del vicolo ed illuminava la sua stanza.
Nell’alternarsi di recuperi memoriali, tra sogni infranti e speranze, evidenze e percezioni del presente, le innumerevoli sensazioni che si scatenano, pervadono il suo animo ed è vibrante il richiamo alle scelte che hanno disegnato la storia personale di una donna.
Maria Piras, come esploratrice del mondo sensibile, penetra con la sua parola poetica nel mondo odierno dove tutto è ormai appiattito quasi ad innalzare un canto, che si fa “preghiera”, protesa verso il cielo, per avvicinarsi alla “quiete dell’anima”: il suo “essere” si fonde nella poesia.
Nella sua visione lirica, Maria Piras cerca di ricondurre ad unico seme tutto ciò che è “vagante nel silenzio”, nella stessa dispersione del tempo, nelle ombre insidiose della vita e, infine, nell’alba di un nuovo giorno che, immancabilmente, riconduce ad un risveglio: e lei, con la sua parola segue il ritmo della vita, indaga le “stelle luminose nella notte cobalto” e, nell’atto della rivelazione, cerca di “far rinascere il sole dentro l’anima”.

Massimo Barile


Chicchi di melagrana

Dedicato a Franco e Ettore


Io credo

Quando all’alba
i primi raggi del sole
si insinuano
tra le fessure degli scuroni

io credo

Quando la pioggia
lava le foglie impolverate
del melograno

io credo

Quando sento
le voci gioiose dei bimbi
sull’altalena nel parco

Io credo

Quando vedo
il corpo curvo di un vecchio
che trascina i suoi passi
nella strada polverosa

Io credo

Quando vedo
i corpi straziati dalla guerra
e la stupidità umana

io credo


Ave Maria

Ave Maria
il sole non è ancora
sorto nel cielo
Ave Maria
le tue mani stanche
ripetono i gesti di ogni giorno
Ave Maria
rintocco di campane
Ave Maria
passi veloci
tintinnio di bicchieri
Ave Maria
Ave…
Oggi
come ogni anno
adempi al tuo voto
e porti
alla Vergine delle Grazie
le tue mille Ave Maria
Ti rechi in chiesa
ed io ancora oggi
ricordo


Non lascia traccia

Non lascia traccia
la nave che mi porta lontano.
Non è bagnata da lacrime
è accompagnata da un sorriso
da una speranza.
Non lascia traccia
la nave che mi porta lontano.
Non lascia traccia
ma il cuore è ferito
e mi strugge la nostalgia.
Nostalgia di te madre
che mi incoraggi ad andare.
Nostalgia del profumo
del mirto e del lentischio
del canto nel coro
della piccola Chiesa delle Grazie
delle pietre millenarie
del nuraghe di Tanca Manna
teatro dei miei giochi di bambina.
Nostalgia del Redentore
che con mano protesa
sembra volermi benedire
dalla cima del Monte.
Non lascia traccia
la nave che mi porta lontano.


Canzone

Non piangere
Non sono andata via
Cerca nel tuo cuore
Lì mi troverai
Guarda nel tuo cuore
Sentirai
Il tocco della mia mano
I nostri corpi che si sfiorano
Le labbra che si cercano
Il calore del nostro respiro
Guarda nel tuo cuore
E sentirai


Seduta a riposare

Seduta a riposare
all’ombra del melograno,
i piedi immersi
nell’erba alta del prato,
tornano imperiosi ricordi….
…le corse dei bambini
nella piazzetta ombreggiata
da alberi antichi,
il trillo pomeridiano
del gelataio toscano,
le passeggiate
sui lastroni di granito
lucidi e lisci
per lo struscio
di tanti ragazzi,
sguardi furtivi
innamorati e ammiccanti,
le corse nei vicoli
per strappare un bacio
e il ritorno
le gote arrossate
e le risa per confondere
occhi indiscreti.


Nostalgia

Vorrei risvegliarmi
al mattino
cullata dal suono
del campanaccio
dell’ariete,
dal belato del gregge che
raggiunge
lentamente
il pascolo,
dall’abbaiare dei cani,
dal fischio
dal pastore
assonnato.


Al mio piccolo

I tuoi riccioli biondi
inanellati sul cuscino
gli occhi chiusi
a riposare pei tanti giochi
della mattina
il respiro regolare
sereno
e ogni tanto
il risucchio del ciuccio
il mio cuore
mentre ti guardo
è gonfio di emozioni
dolci e profonde
attendo il tuo risveglio
e giocheremo ancora
a disegnare
e leggeremo le storie
che ti piacciono tanto


Sento il tuo respiro

È notte. Silenzio
Una luce giallastra
penetra
dagli scuroni accostati.
Sento il tuo respiro sereno
e se allungo la mano
il tepore del tuo corpo
tranquillo.
Vorrei dirti tante cose
conversare a lungo
come abbiamo sempre fatto
ridere per sciocchezze,
ma dormi
e non voglio destarti.
Ti guardo
e penso che siamo insieme
da tanti anni
abbiamo percorso una strada
lunga e talvolta sconnessa
ci siamo fatti coraggio
e siamo andati avanti.
Sento il tuo respiro lieve
ti guardo
chiudo gli occhi
e cerco di dormire anch’io.


Era d’estate

L’auto corre veloce
sul lungomare
e ti guardo

Le mani gonfie
portano ancora i segni
del duro lavoro per mare
mani gonfie
che quasi non si serrano
a pugno

L’auto corre veloce
sul lungomare
e ti guardo

I capelli mossi
sotto il berretto
con la visiera arricciata
la pelle del viso
più pallida del solito
lo sguardo pensieroso

L’auto corre veloce
sul lungomare
e ti guardo


Basilicata

Verdi colline
di una terra
provata
Nubi minacciose
si addensano
sulle tue cime
Nel chiarore
del meriggio
ti vesti d’oro
e le ginestre
piegate e scosse
dal vento
inondano l’aria
di tenue profumo


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