Camaleonta - Le 5 stanze poetiche di Paulette Ducré

di

Paulette Ducré


Paulette Ducré - Camaleonta - Le 5 stanze poetiche di Paulette Ducré
Collana "Le Schegge d'Oro" - I libri dei Premi - Poesia
15x21 - pp. 128 - Euro 13,00
ISBN 9791259512253

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In copertina: “Camaleonta” Illustrazione grafica – Tecnica china acrilica su carta dell’artista Simone Gatti

a pag. 119 “Il magico 7” Illustrazione grafica dell’artista Simone Gatti


Pubblicazione realizzata con il contributo de IL CLUB degli autori in quanto l’opera è 1^ classificata nel concorso letterario Città di Melegnano 2021 sezione Poesia


Poesia madre e matrigna
di Cristina Codazza

L’avventurarsi attraverso le cinque peculiari ‘stanze’ esperienziali, adottate accuratamente dall’autrice quale viaggio di compenetrazione emotiva e sensoriale, costituisce un itinerario precipuo, comparabile ad una sorta di mappa dantesca, architettato affinché i gorghi tumultuosi dell’umanità possano addivenire ad un proprio riscatto.
Pertanto, l’equidistanza dell’abisso dal bene e dal male rappresenta il fondamento concettuale del poetico mysterium di Paulette Ducré che proprio nel punto culminante di queste due forze trova l’appiglio e l’equilibrio del suo scrivere, del suo concepire la vita ed il suo affacciarsi, ineluttabilmente, all’orlo di un precipizio esistenziale magistralmente rappresentato da versi colti quanto, a tratti, indecifrabili ed arcani.
La poetessa conduce, progressivamente, il suo lettore al discernimento stilistico con l’addentrarsi in gran parte delle figure retoriche nonché delle ben più evidenti figure fonetiche volte alla ripetizione o al parallelismo, ad libitum, delle parole e dei suoni, come anche all’arricchimento onomatopeico ed all’utilizzo del punto ammirativo quali valori caratterizzanti di alcuni testi-simbolo.
L’evidenziarsi, poi, d’una aggettivazione compulsiva e veemente va a sviluppare un prezioso cifrario, un modus lirico originale e sinergico in cui, ancora una volta, il baratro diviene apogeo con soluzioni letterarie subitanee e sorprendenti.
Ella pare subire l’inusitato richiamo d’una voragine interiore irrisolta, propria del decadentismo, con frequenti cenni al simbolismo baudelairiano, presente nell’uso concettoso dell’ossimoro. L’angoscia che compenetra il conforto è la sicura chiave di lettura per meglio comprendere il lirismo dell’autrice.
Anche le dinamiche sociali, come quelle biografiche, a cui la scrittrice dedica due stanze tematiche, non interrompono il fluire dell’interiorità ma ne traggono ed amplificano notabili sviluppi psicologici riferiti alle deformazioni storiche collettive ed ai comportamenti borderline di taluni integrando, ulteriormente, il ventaglio narrativo ed interfacciale con il prossimo.
Paulette Ducré possiede in ogni sua rivelazione artistica, che sia essa letteraria o performativo-teatrale, il senso del corpo poetico, nella concezione del pedagogista francese Jacques Lecoq: la vita che ricerca la verità nell’illusione e pertanto verga ed adatta istintivamente i propri versi, nonché l’ambiente in cui essi implodono prima ancora di manifestarsi, riproducendo un habitat metafisico ideale nel quale ricreare la corporeità e l’alacre ricerca del sé sospeso.
Il senso del simbolismo e della trasmutazione, presente già a partire dal singolare titolo della raccolta, fa di “CAMALEONTA” un progetto d’arte letteraria non comune in cui la narrazione fortemente endogena d’ogni anfratto della psiche, del sentimento e della società diviene indagine integrante sull’inesplorato di ognuno.


Camaleonta - Le 5 stanze poetiche di Paulette Ducré


“La morte può essere crudele,
ingiusta,
traditrice
ma solo la vita
riesce ad essere oscena,
indegna, umiliante”

Frida Kahlo


Siamo attori

Siamo attori in un campo di profughi,
sbadigliamo all’ascolto di voci vere
e preferiamo una maschera
stampata nell’anima
per difenderci dalla realtà
che sale in gola e ci fa paura,
ci annienta senza tregua
in spazi vasti e desolanti,
dispersione smisurata di create gioie,
svanite,
goccia a goccia,
a perdere il proprio corpo
che ci guarda da lontano ed avanza solo,
solo, troppo solo,
per ripartire verso il Sole
di un’alleanza conciliante con il nostro “io”
incollata alle ossa.
Siamo attori di una vita evanescente,
troppe volte in balia degli eventi
passivi, privi di pathos,
di armonia con noi stessi.
Siamo cosa?
Il tentativo ripetuto di accoglienza
ai propri intenti, mille dei quali
bruciati dagli affanni,
mentre i desideri bussano alla porta
per un tempo irriverente.

Maschere da nascondere ora,
per mostrare il nostro volto,
il più grande desiderio mai visto.
Siamo attori del nostro cuore
ed è forse ora il momento
per tornare
a vibrarci dentro!


La Stanza Rossa

“Esaltazioni”


“V’è nella sensualità
una sorta di allegrezza cosmica”

Jean Giono


Perpetuo

Sotto la mia pelle
la mia casa
nascosta da occhi indiscreti
e sono le mie vene, arterie, nervi
che coesistono in movimento perpetuo a darmi respiro
e sopravvivo sotto la pelle
di sapori d’essenze
che reagiscono rispondendo con tonfi di cuore
per improvvise sentenze di mali oscuri
o contentezze sublimi.
In questo buio che solo io percorro
vi è un mare di luce in ascolto,
di urla da soffocare,
di bisbiglii da echeggiare,
di parole sotto i sassi
da rianimare.


Neve

Quella ritmata cadenza che dal cielo scendeva
con cordiale presenza,
lieve,
mai deturpante e di sollievo
in beata staticità allo sguardo,
neve, mia Regina,
di candore e cristallina immagine,
cadeva carezzevole, dolce.
La si aspettava ai bordi di sospirati pensieri
che non raggiungevano mai un perché.
Incantanti i suoi bianchi grappoli, piuma alla vista,
speranze all’improvviso di forme piene.
Neve, mia Regina
e nel tempo in cui si sapeva di abbandonarsi
ad una misantropia decadente,
senza finestre di stelle,
senza un nulla da far luccicare gli occhi,
sorgeva, da lassù,
un sogno di mistero
che baciava la vita nel calore senza tempo,
nell’unica casa che mai ci tradirà:
l’anima ripescata.
Neve, mia Regina,
ti ricordo così,
perdurante,
mai sciolta.


Con te

Con te avrei un mondo a portata di mano,
senza sforzi di traguardi o pensieri irrisolti.
Avrei la fermezza delle idee con parole sovrane,
di voce ferma dal timbro deciso,
nessuna balbuzie od abulica sopravvivenza.
Sarei così forte da vincere ogni volta le indifferenze,
arroganze o soprusi di potere o ancora
le spregiudicate e sfrontate pretese
di sapersi tanto acculturati
da considerarsi gli unici meritevoli di elogi.
Con te sarei appagata,
nessun debito o assenza
che faccia mancare la voglia di stare qui,
piuttosto che là, laggiù o dietro l’angolo.
Sarei l’io che non ho adesso,
che si osserva allo specchio,
sapendo che sono io stessa il riflesso.
Con te sarebbe tutto eterno,
ogni istante al rallentatore
per respirare il momento
che mi spetta
perché sono umana,
perché sono crescente
e soprattutto perché
ti amo.


Se

Se verrai a farmi visita,
lancia semi dei fiori più belli,
tinti d’amore e di placidi sospiri
verso la terra dei miei avanzi.
Noterai, nel tempo,
che le radici
diverranno petali dai colori armonici.
Da rovere funebre ecco
che sbocceranno i miei sorrisi,
quelli di un tempo antico,
costellati di fragranze salubri,
amanti dell’aria
nella piuma leggera di nuvole bianche e pure
e mi porteranno a questo istante
che mai abbandonai nella mente,
come ricordo che non vuole morire
per rinascere diversa,
ultimo scorcio per meraviglie da scoperchiare
e cantarmi la vita
che non vissi allora.


Incanto

Il desio sovrasta una rapsodia immonda
da abbandonare perché fa male
e la Dea Aquila sorvola i cieli,
tra sorsi di scarto e spicchi di smalto,
e la vita riprende a tenermi per mano,
son chiusa negli occhi ma viva nel cuore.
Se mi aspetto, ancora un momento,
abbraccio il mondo in ogni frammento
e a dirla tutta
mi sento rinata come battesimo
d’acqua santa rigenerata.
Mi bacio di luce anche nell’ombra più nera,
tuffandomi sui fondali per sentirmi più vera
e sussurro,
urlando,
il piacere di starmi vicina,
nel brivido improvviso della presa coscienza,
di esistermi accanto,
di essermi nata
come il più bel dono
fatto d’incanto.


Oltre

Tu,
mi viaggerai dentro,
instillandomi la credenza
che un amore Sacro
mi percorrerà,
di tanto verde candore,
le cavità più segrete del corpo,
come presenza che nasce
in germogli innocenti,
destinati a sconfinare nei mondi,
profumandoli di lavanda,
rose bianche
e fiori di campo liberi
nel sole nel vento,
friccico di batticuore,
senza svanire in malsane influenze
nell’incedere solenne
di questo cammino,
che non si vede ma si sente.
Tu,
mi ristorerai l’anima nascosta
in un palco d’occhi mirabili, crescenti
e sarà vissuta di così tanta emozione
che avrò credenza
solo nella presenza di averti,
respiro d’ossigeno puro necessario,
incantevolmente vero
perché tu
mi vivrai oltre,
dandomi certezze,
per sempre.


Istinto

Quando d’istinto raccolgo,
come dono,
questo incantevole paradiso di Terra,
calpestandone le zolle,
sgretolandole dalle mani,
ammirandole,
profumo di nascite da semi delicati,
difesi dalla stessa natura
che spontanea diffonde radici
in sorrisi innocenti,
quando,
insistente e perpetuo
è il continuare a ricrearsi,
facendosi spazio e nominarsi protagonisti nei respiri
come lucciole d’anime nell’aurora boreale
più stupefacente e primordiale,
mi par di fermare il tempo
per librarmi per sempre in tutti i tempi,
senza una fine
che possa spegnere questa stilla trionfante,
succo di cuore,
di stupore eternamente viva,
profondamente d’immenso
amata.

[continua]


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