Trittico

di

Renzo Piccoli


Renzo Piccoli - Trittico
Collana "I Gigli" - I libri di Poesia
14x20,5 - pp. 52 - Euro 8,00
ISBN 978-8831336833

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In copertina: «Little prince with a fox in the desert» © Michele Paccione – stock.adobe.com


Prefazione

Renzo Piccoli offre la sua visione poetica muovendosi nel dialogo quotidiano d’una rivisitazione lirica dell’universo emozionale, inoltrandosi nel cammino tra “le cose della vita”, fino a cercarvi le umane ragioni.
La silloge di poesie comprende tre tempi lirici: il primo tempo, dal titolo “Transeat”, pone subito in evidenza la lirica vibrante del poeta, costantemente immersa nella materia pulsante, come a scandire il ritmo dell’esistenza, come ad alimentare l’umana percezione, protesa a cercare “l’Uomo nell’Uomo”.
La sua poesia vive di “riflessi luminosi” e di “impulsi d’una passione vibrante”, mentre il pensiero oscilla tra le linee dell’esistere ed il valore degli atti esistenziali nel molteplice susseguirsi delle “occasioni della vita” di montaliana memoria.
La sua Parola diventa sorgente, penetra l’alternarsi di luci ed ombre, in un colloquio che apre orizzonti lirici dove affluisce l’umana percezione che coglie il mondo visibile e “trascina nel viscerale/tremore dei giochi/lungo le oblique spirali dell’aria”.
Diventa una necessità vitale cercare il “punto comunicativo” del nostro essere e guardare ad un “divenire pragmatico”, come a scandire la realtà sulla “linea che attraversa la vita” in un incessante navigare tra le “impervie onde” per approdare ad altre rive, per carpire il “senso vitale”.
Nel ritmo quotidiano si avverano gli incontri, le parole “si fanno desinenza”, le immagini si miscelano al pensiero e ai gesti semplici, all’ansia dei giorni come a condividere “l’attiva presenza” ed il “puro sentire”: tra le presenze versificate, tra voci e silenzi sommessi, si dispiega il concetto eclettico dell’opera che conduce alla percezione del poeta “è nel nascere e nel morire lo sforzo intrinseco nel definire/la coesistenza profonda d’un vivere…”
Nel divenire lirico si percepiscono la mutazione e la percezione del nuovo, le varianti di multiformi immagini, l’entità cristallina della vita con il suo perfetto scorrere della clessidra, le ragioni di una esistenza con la trama delle sue realtà.
Ecco allora che, nel secondo tempo lirico, dal titolo “Connessione del diverso”, si assiste ad un simbolico viaggio lirico nella “liturgia della Parola” dove il ritmo indaga e trova le correlazioni, le diversità, le vibrazioni e le sensazioni, le tensioni e le dolcezze, nel “segno di una vita nuda”, per ricercare “l’essenza della Parola”, la sua vera natura, la sua nuda pura essenza, nel flusso che scorre ed “irradia i palpiti del cuore”, offrendo il senso di un sentimento puro ed armonico.
La “visione attrattiva” dell’immagine si coniuga con la “percezione concettuale” e, nell’oscillazione del movimento poetico, v’è la tensione a cogliere il segno del presente nella “fluttuazione del tempo”, seppure il poeta avverta la difficoltà di dare forma alle idee, e trovare una “chiarificazione”.
La parabola dell’essere fa emergere ragioni profonde “crittografate nella possibilità dell’atto” e ricerca la consapevolezza dell’esistere, mentre lo sguardo “scorre sulla superficie delle cose”, rilascia frammenti, produce diacronie, indaga le profondità del comunicante e del significante: i pensieri scivolano via tra il visibile e “l’ansia di un divenire” che “riverbera / in ogni luogo la presenza / ininterrotta della Parola” con la consapevolezza che “imparare a guardare il mondo / è con-vivere il mistero / dell’incarnazione umana”.
Nell’ultimo tempo lirico della silloge, “Coltivare la passione del possibile”, il poeta indaga e canta “lo spasmo che… riveste d’essenziale le cose”, nell’essenza del presente, nella necessità di “entrare nelle cose” attraverso la ricerca minuziosa d’una identità, quando il pensiero “traduce il desiderio” di illuminare una ragione, di “coltivare la passione del possibile” nella commedia della vita, nel tempo da vivere, e tra le “pagine del tempo” si dispiega il poema da scrivere.
Nel processo lirico la parola poetica smuove le emozioni, tra realtà e sogno, “fibrillano i sentimenti” nell’intensità di una verità che si innalza sopra un mondo contorto e complesso, che diventa “emblema” ed essenza del vero al cospetto di babeliche questioni.
La vita si dispiega nel “battito delle cose”, nel percepire una verità che conduce alla considerazione finale, al sigillo lirico: “Il mondo è un libro aperto / immenso dove è tutta / da tracciare la linea / d’un disegno umano”.

Massimo Barile


Trittico


Transeat

Prendimi, vita,
nel dialogo quotidiano
nel cammino tra le cose
nella luce che flette
l’immagine d’una verità
fammi trovare le ragioni
di un mondo che è in noi e con noi


ed è nostro impegno
accordare suoni e voci
in quel brusio
di echi e di assonanze

un riflesso luminoso lievita
i respiri della terra

che accarezza i sogni
nel sentirsi presenti
in comunione di atti

tu ed io
associati
nel declinare un amore

la percezione d’una vita
che oltrepassa l’esistenza

*
impulsi d’una passione
vibrante
nel corollario che affiora
nell’accordare il gioco delle parti
l’apprensione di ciò che manca

un peso grosso ci portiamo dentro
su questo tappeto di verdi zolle
di pietre levigate dagli anni

in quell’alito di vento
riverso nell’habitat dove si ripetono
i conflitti le tensioni gli sforzi
questo tuo pensare
“chi siamo” riverbera
il lessico indocile
di una incarnazione
traccia il passo da noi dovuto

nella visione formativa d’un conoscere
percepire il senso misurato
di epifanie acquistando in esse
l’equilibrio d’un assenso

dispiega l’emblema d’una relazione
il nostro sguardo vivace penetrante

ci veste di gravità e di dolcezza
ponderare la sostanza
d’una declinazione

il concetto eminente
d’un profitto nel desco
collettivo delle cose

dove si propaga
la diatesi primaria
che imprime il dicibile

*
alba;
(apprensivo) germinare
tensione oculata in un approccio
comunicativo

nelle propaggini del sempre
dove una sorgente zampilla,
interminabile pensiero
oscilla teso in linee molteplici

tratteggiare i lineamenti di noi stessi
entrare nella geometria
degli oggetti dove si stagliano
gli albori di un cammino

determinare le ragioni
dei perché che vibrano sulle
membra della terra dove defluisce
lo sguardo nell’eccepire
l’identità profusa delle voci

l’albeggiare
delinea le immagini
che distendono le attività ferventi
da compiere in addizione d’accordi,
relazione soppesata nel declinare
la parte più vera di noi

*
è in questo transeat, come tu dici,
la coniugazione verbale dei corpi

il dogma che traluce pensieri
nel sciorinare le forme paludate
diverse nei tratti

brezze d’ansia
che versano le cadenze ondulate
nella danza delle stagioni

e qui
è importante soprattutto capire
il valore dell’atto
il plus di una esistenza
nel variegato ordine delle cose
in questo tempo di prove
il processo graduale flemmatico

vergare in chiari lemmi
l’attinenza d’un approccio
il senso di relazioni nell’agire
quotidiano nel calzare ad altezza
d’uomo l’evoluzione d’una realtà
da dove emerge una singolare
desinenza dell’opera

*
azzurro batter di ciglia nell’alito
delle ore che distende il canto
nell’estro agglomerato dei corpi

ognuno ha in sé le tensioni
le afflizioni le note mancate
nel superare le soglie del dubbio

l’ordinata clemenza nell’accostarsi
alla cadenza dei suoni nell’ordire
le voluttà trepidanti
che assemblano il tuo essere
all’assoluto chiarore di mondi
chiosati nel cammino prensile
d’una certezza

*
nell’ora che la luce toglie
il ventaglio dell’ombra
le vicende comunicative
il colloquio teso vibrante
apre il vivo di congiunzioni

aforismi specchiano la figurazione
germinale, l’attività di una esistenza
affluisce in noi l’umana percezione
che sceglie e coglie il concetto
formativo dei tempi coniugando
in accordi i ritmi d’un valore

*
bisbiglio profuso
in vivide gocce di rugiada
specchiate nei bagliori del mattino
si configurano approcci e relazioni
assonanze mutevoli che aleggiano
una doppia vita nella realtà
temporale degli eventi

*
l’ebbrezza del visibile
mi trascina nel viscerale
tremore dei giochi
lungo le oblique spirali dell’aria

cerco nelle membra dell’assoluto
il punto comunicativo
che flette il libero e disciolto
cammino dei corpi

*
e, in questo nostro essere,
bilanciare il giusto senso
nella misura d’un utile
in un divenire pragmatico
inciso nel calice della terra

soffusa fragranza di suoni e silenzi
che contrae e distende
la tensione fulgente d’un linguaggio

*
aperture d’alba

gli occhi attingono la concretezza
di sembianze figurative
dove tu ed io siamo passeggeri
a scandire una realtà
che associa le diafonie
correlate al lessico sciorinato
dalle essenze
che le mani accolgono i sentori
nell’avulso accedere di scambi

*
in questo andare
allacciare i tratti
che adducono le condizioni alterne
su quella linea che attraversa la vita
e avvolge i corpi il calco del finito
dell’infinito

mi penetra la tua parola
il tuo sguardo che protende
la sintassi d’un desiderio

*
suggella in me l’aponia
dell’origine nell’ipogea di silenzi
che gioca la contesa di luci ed ombre
l’assioma della presenza umana
nell’attingere il senso vitale dell’incompiuto,

e navigo tra le impervie onde
per approdare ad altre rive

*
nel ritmo quotidiano
l’incontro di sguardi sottesi
emanano il bisogno
che riflette nel tempo-spazio
le finalità dell’essere

*
le parole si fanno desinenza
in quella sorgente che trasborda
ai lembi d’una realtà
la vivacità dello sguardo

vibra in noi il lessico delle immagini
mischiando la complicità dei pensieri
alla dialettica dei giorni
con gesti semplici
aperti in scambi che comunicano
il nostro appartenerci

*
c’è nell’aleggiare di voci
il veleggiare denso dei battiti

l’ansia dei giorni nei solchi
paludati di sementi
dove il respiro filtra
la desinenza della vita
traspare il desiderio

il sentore profuso dell’atto
la concertazione virtuale
della materia che bilancia
il pro e il contro d’una perdita

*
con te focalizzo i passi,
condivido l’attiva presenza
che veste la terra
madre di sogni
alma riflessa nelle gemme
ramate di cristallina luce
lievita l’immagine
il puro sentire
velato d’altre voci

dare un senso
ponderare i punti d’equilibrio
mischiando presenze e sogni
nella sintassi formale di una storia

*

[continua]


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