In copertina: fotografia di Giuseppe Cretì
Prefazione
Christian Testa propone la silloge di poesie dialettali pavesi, dal titolo “Sires dal cor”, che recupera le figure poetiche presenti nel suo cammino costantemente miscelandole con le immagini d’un tempo passato e, grazie alla sua Parola profondamente umana e fortemente sentita nell’animo, riesce a donarle nuova vita, illuminandole con una meravigliosa luce lirica.
La silloge offre una trentina di componimenti in dialetto pavese che mettono in evidenza la visione poetica sempre pervasa di estrema umanità e di saggezza popolare, ed emerge il desiderio di lasciare un “ricordo” con la sua poesia, con la speranza che possa diventare un “dono” per la sua amata terra pavese ed essere orgoglioso delle poesie che ha scritto: la fedele sostanza lirica di tale “sentimento” si ritrova nella dimensione poetica resa dal poeta quando s’immagina di guardare l’acqua del fiume, di chiudere gli occhi e ricordare le vicende del tempo passato, le occasioni della vita, le illusioni ed i sogni infranti, i momenti “bei e brut” che fanno parte dell’umano vivere.
Il poeta sa molto bene che, a volte, è difficile essere contenti, ma lui, quando è assalito dai “cattivi pensieri”
cerca di fare una passeggiata in campagna dove ritrova la quiete dell’animo, la tranquillità d’un luogo che diventa, per il suo cuore, la simbolica culla accogliente.
Ecco allora che la sua visione poetica recupera le figure liriche del “veg dutur” e “l’om cul baston” che è contento perché quel “semplice bastone” gli permette di camminare; la “fiulina” che gioca nel cortile e riporta alla mente del poeta il tempo passato quando “bastava poco per divertirsi”; il ricordo di quando, quindicenne, giocava al “balon” nel Villanterio; le affettuose dediche poetiche alle persone che ha conosciuto e, poi, il rapporto fortemente sentito con la natura, a partire dai “meravigliosi fiori” che diventano emblema della bellezza della vita, fino al susseguirsi delle stagioni nella sua amata terra pavese.
Le metamorfosi della vita, che si miscelano con i cambiamenti e le contraddizioni, conducono il poeta alla consapevolezza che il mondo di oggi è totalmente diverso da quello di “prima” ed il destino, dominus del nostro vivere, può cambiare la vita “in un mument”.
Durante il processo lirico emerge chiaramente tale decretazione del poeta che sente “il mondo odierno ormai difficile da capire”, ma è altrettanto ben consapevole della sua condizione privilegiata che gli permette di “ricordare” le “belle cose” della vita d’un tempo passato, semplicemente ed umanamente, offrendo in dono la sua confessione “par furtuna/am resta la puesia e la musica”.
Massimo Barile