VETRINA APERTA
Andò a guardare
l’immensità dello spazio:
vetrina all’aria aperta,
dove il verde si fonde
con l’azzurro del cielo.
Il profumo non sai mai
se è dell’uno o dell’altro.
Ed uguale è il vestito,
visto da vicino
o in lontananza.
Giornata di solitudine
e silenzio. Ti accorgi che questa
è il rovescio, delle quotidiane.
Fino ad entrare nel pensiero
di restarci a vivere per sempre.
La mamma,
non vedendolo tornare,
si mise a cercarlo.
Appena lo scorse:
felice e gioioso…
Come quando
lo portava alle giostre,
sorrise, si asciugò gli occhi,
gli mandò un bacio,
e tornò indietro.
L’UOMO FUTURIBILE
Arrivò nell’oscurità
del passato, dicendo:
voi non conoscete il futuro,
non conoscete me.
Io sono l’uomo artificiale.
Il mio abito è la pelle,
la mia forma indecifrabile,
io… sono il futuro.
Noi viviamo d’aria
distribuita ogni giorno,
gratuitamente,
dalla pompa del vento.
La nostra bandiera
è trasparente,
per vederci chiaro
sia da destra che da sinistra.
Della nostra creazione
non ne parlo:
una cosa per volta.
Ed infilatosi in una nuvoletta
di colore violetto, sparì,
da donde era arrivato.
LO SCULTORE
In alta quota viveva,
dove l’aria è limpida
come l’acqua della fonte.
Era un uomo massiccio,
barba mezza lunghezza,
ed il vestito… di panno rugoso.
Con la morsa delle mani
guidava scalpello e martello,
per la sculturazione del legno.
Lo faceva per hobby,
per evasione, divertimento,
perché il quotidiano
era il lavoro di boscaiolo,
coltivatore, pastore.
La sera, allo scoppiettar del focolare,
con sigaro e bicchiere di vino,
progettava le sue creature di legno.
Lo conobbi a una battuta di caccia,
e mi disse: benvenuto in paradiso.
OGGI VORREI
Oggi Pasqua,
il desiderio mi ha chiesto:
scrivi qualcosa, per questo
giorno di resurrezione,
la festa di Cristo,
che è volato in alto
per chiedere a Dio
di perdonare tutti.
Anche gli indegni,
che sono contro,
che offendono,
che uccidono.
Per far capire
che l’esistenza
è ben altra cosa del male:
è gioia, è compostezza,
è amore divino.
Grazie desiderio, ho risposto,
mi hai facilitato il lavoro:
basta che scriva, esattamente,
quello che mi hai detto,
e lì c’è tutto.
ADDIO A PAPA FRANCESCO
Mettiamoci in ginocchio
con le mani sulla faccia,
per chiudere gli occhi
e seguire, nella luce
dell’immaginazione,
l’essenza eterna
di Papa Francesco,
che sale la rampa della scala
che porta in cielo.
Dove IDDIO, ieri Pasqua,
ci ha ricordato
l’abbraccio a Cristo,
ed oggi, vuole abbracciare
Papa Francesco,
ed invitarlo ad entrare
nella luce eterna.
LETTERA ALLA PATRIA
Abbracciati e legati
alle tue radici,
magnifico albero.
Zolla posata con gusto
nell’acqua salata.
Statua vestita… Tricolore,
con capelli di neve
ed i piedi al tepore del sole.
In te, c’è il necessario
e il divertente,
da mantenere nei secoli.
Tu, scoperta da stranieri
non estraniarti, dai tuoi figli,
sempre disposti a dar la vita
per proteggerti.
Continua a regalarci
la tua sostanza,
la tua umanità.
Ti voglio bene
Patria mia.
FUTURO
Il futuro,
è sempre davanti al presente,
e ancor più indietro
è il passato.
La corsa è impari.
Eppure, ogni giorno
si spera di raggiungerlo.
Ma che strano:
siamo noi
che aspettiamo ci raggiunga?
Allora è ultimo.
O siamo noi,
che dobbiamo raggiungerlo?
Allora è primo.
Sia come sia,
lasciamolo andare
per la sua strada.
Noi… lo seguiamo
con rispetto,
sperando di fare
tanta strada assieme.
Altrimenti…
sarebbe il peggio.
RISPETTO
La mazza del ferro
sul ferro dell’incudine,
schiaccia altro ferro
indebolito dal fuoco.
Come la forza del gelo frantuma
la debole pietra friabile.
Eppure ogni giorno ogni ora
e in ogni luogo, ogni bocca grida!
Il rispetto per ogni forma e natura.
Forse, anche l’orecchio,
riesce a trasformare.
E così anche il grano,
pur santificato da tutti
per la nostra sopravvivenza,
lo si schiaccia, si tortura nel lievito,
e si infila nel forno rovente.
Nella dottrina dell’essere
il più debole soccombe sempre.
Eppure ogni giorno ogni ora
e in ogni luogo, ogni bocca grida!
Il rispetto per ogni forma e natura.
Forse, anche l’orecchio,
riesce a trasformare
il significato della parola.
ACQUA DEL CIELO
Stracci delle acque?
Per lucidar le pietre
nel cuscino della gente?
O acqua di neve ghiacciata
che risveglia il passato,
dove l’unico nocivo
era il respiro del malato?
Non puoi togliere il cartone
al mendicante,
e pensar che dorma in piedi.
Dobbiamo solo usare
il divinamente dato,
e lucidar la mente
dalla polvere, che insinua
per migliorare l’esistenza,
e finanche la creazione.
Non si modifica il seme
gonfiandolo, o annaffiarlo
con l’acido egoismo.
Il seme, si posa delicatamente
sotto terra, imbevuta
dall’acqua del cielo.
TORNARE ALLA PARTENZA
Non voglio, dalla scienza, essere influenzato,
perché anche questa ha tante chiazze oscure.
Volevo solo dire che potremmo
anche tornare al punto di partenza:
Se è vero come è vero, viviamo
sull’esterna superficie di un pallone,
che non contiene aria compressa
ma fuoco, tanto fuoco!
E noi sopra a questo camminiamo.
Mettiamo che un bel giorno questo fuoco
interrato e oltremodo compresso,
scoppiasse nel suo interno:
altro che i vulcani! Che qua e là ci sono.
Questo sarebbe l’unico, a riportar la terra
al punto di partenza. Cioè nella brodaglia.
Come fu il suo inizio primordiale.
Prendetela come la volete, ma questa
è un’ipotesi… più che succedibile.
Perciò non lamentiamoci, non diciamo
che sciagura! se un vulcano sputa fuoco.
Così, è la natura, cosi, è stata costruita.
E neppure sappiamo da chi.
L’INVISIBILE
Si sente, ti trasforma,
ti fa pensare.
Non lo puoi toccare,
è nascosto.
L’invisibile è fonte
di curiosa immaginazione
ma c’è, è la speranza
che la cerchi e aspetti
il suo ritardo.
Incuriosisce e non puoi
chiedere, la sua fattezza.
Astrattamente fa pensare,
a volte ti ci immagini,
ma non sai darle una forma.
Comunque è cosa bella,
perché lo costruisci
come piace a te,
a tua misura,
di forma e di sostanza,
e ti ci innamori.
[continua]