Passeggiata tra le poesie

di

Demo Martelli


Demo Martelli - Passeggiata tra le poesie
Collana "I Gigli" - I libri di Poesia
14x20,5 - pp. 132 - Euro 11,50
ISBN 9791259513847

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Prefazione

Ecco un’altra, e preziosa, raccolta di versi che va ad aggiungersi alla prolifica produzione del noto poeta Demo Martelli.
Demo Martelli è un fine conoscitore dell’animo umano, ad esso dedica le sue liriche, frutto della passione per l’arte del verseggiare, che lo accompagna fin da quando era un ragazzino.
Le esperienze variegate, alcune anche molto tristi, che hanno attraversato la sua vita si sono trasformate in ricchezza di contenuti, fluidità di versi, empatia e condivisione.
Col passare del tempo la poetica dell’Autore, toscano di origine – di Tatti – ma oramai ligure di adozione, si delinea, se possibile, ancora più profonda, armoniosa e universale.
In questa antologia Demo Martelli ci accompagna in una “Passeggiata tra le poesie”. Titolo perfetto per un Autore che prende per mano il Lettore e lo guida attraverso i sentieri dell’anima, con versi vibranti di emozioni che non possono non essere condivise!
Innumerevoli gli argomenti, per tutti i Lettori e per tutti i gusti, attuali e classicheggianti; trasudano saggezza, filosofia di vita, amore, sensibilità.
Occorre leggerle lentamente, per portare alla luce le perle nascoste, come indicato nelle liriche Poesia e Il Poeta deve: “I parallelismi si sdraiano soffici come cuscini. Il double significato è moneta sonante, è il letto matrimoniale”, “Ma con la lente… ti vedo non ti vedo, costruire parallelismi, inerenti alla funzione dell’assomiglianza”; e, come un gelato, vanno gustate lentamente, non divorate a morsi!
Alcuni temi sono già stati trattati in altre raccolte: l’amore per la natura, la pace, la nostra terra, ma è la profondità il segno distintivo di questi nuovi versi rispetto ai precedenti. Si sviluppano lievi, attraverso l’uso mirato di termini che, come tocchi di un musicista, sfiorano le corde dell’animo.
I concetti non si palesano immediatamente, vengono svelati al lettore in maniera pacata e graduale, con pochi termini, efficaci ed essenziali. Ecco l’importanza di custodire la vita “la vita è un regalo, ma a mantenerlo infiocchettato sei tu, e devi farlo con amore”, il dolore per la morte del babbo ingoiato dalla miniera “Miniere, tesoro del nostro bel paese, e cimitero, di tanti figli suoi”, l’esaltazione della terra che lo ha adottato, la Liguria, “Una virgola, tra mare e montagna, per prendere un respiro dei due profumi”, il rispetto “Eppure ogni giorno ogni ora e in ogni luogo, ogni bocca grida! Il rispetto per ogni forma e natura”, la pace che si mantiene “con rispettoso inchino, come dobbiamo a qualsiasi Patria. Solo così, e tutti lo sanno, non occorrono guerrieri in difesa” e attraverso l’“Evitare! Di ridursi in carbone, vuoto di sostanza e di sapore. Evitare! Rivincite, ripicche, e peggio ancora ammazzamenti”, l’amore per la Patria “Abbracciati e legati alle tue radici, magnifico albero”, l’elogio alla donna creatura sublime “In un lampo di luce ti ho vista: donna di grazia, bellezza, e vogliosa d’amore” e di conseguenza all’amore “Poi sta a noi, conservarlo bene, proteggerlo dal bizzarro autunno, dalle intemperie dell’inverno. Solo così, puoi riaverlo ancora splendente, nella primavera prossima. Perché è sempre questo, per gli animali e per noi, il regalo più bello della vita”.
Demo Martelli, con la solita perizia, si addentra in temi molto diversi tra loro, la malattia, la morte, il disagio sociale, la solitudine, l’amicizia, il nonno amico, il passato, la creazione, il futuro, addirittura… l’intelligenza artificiale! Sicuramente sono pochissimi i Poeti che riescono, in sicurezza e scioltezza, a spostarsi tra argomenti così variegati e a donare a ciascuno il medesimo valore, la medesima visibilità.
Non ci sono temi minori di altri, ci sono temi diversi, trattati con la stessa intensità!
Concludo questa mia prefazione, che nasce dalla passione per i versi di Demo Martelli, e dal prezioso rapporto di amicizia – di cui vado orgogliosa – instaurato con Lui e con la sua dolce Compagna di vita, citando una strofa emblematica su tutto quanto detto finora: “Aspetti, e con la mente, frughi nelle tasche del pensiero”.
Invito i Lettori a fare tesoro delle perle di saggezza incastonate nei versi di Demo Martelli.

Professoressa Licia Procopio


Passeggiata tra le poesie


VETRINA APERTA

Andò a guardare
l’immensità dello spazio:
vetrina all’aria aperta,
dove il verde si fonde
con l’azzurro del cielo.

Il profumo non sai mai
se è dell’uno o dell’altro.
Ed uguale è il vestito,
visto da vicino
o in lontananza.

Giornata di solitudine
e silenzio. Ti accorgi che questa
è il rovescio, delle quotidiane.
Fino ad entrare nel pensiero
di restarci a vivere per sempre.

La mamma,
non vedendolo tornare,
si mise a cercarlo.
Appena lo scorse:
felice e gioioso…

Come quando
lo portava alle giostre,
sorrise, si asciugò gli occhi,
gli mandò un bacio,
e tornò indietro.


L’UOMO FUTURIBILE

Arrivò nell’oscurità
del passato, dicendo:
voi non conoscete il futuro,
non conoscete me.

Io sono l’uomo artificiale.
Il mio abito è la pelle,
la mia forma indecifrabile,
io… sono il futuro.

Noi viviamo d’aria
distribuita ogni giorno,
gratuitamente,
dalla pompa del vento.

La nostra bandiera
è trasparente,
per vederci chiaro
sia da destra che da sinistra.

Della nostra creazione
non ne parlo:
una cosa per volta.

Ed infilatosi in una nuvoletta
di colore violetto, sparì,
da donde era arrivato.


LO SCULTORE

In alta quota viveva,
dove l’aria è limpida
come l’acqua della fonte.

Era un uomo massiccio,
barba mezza lunghezza,
ed il vestito… di panno rugoso.

Con la morsa delle mani
guidava scalpello e martello,
per la sculturazione del legno.

Lo faceva per hobby,
per evasione, divertimento,
perché il quotidiano
era il lavoro di boscaiolo,
coltivatore, pastore.

La sera, allo scoppiettar del focolare,
con sigaro e bicchiere di vino,
progettava le sue creature di legno.

Lo conobbi a una battuta di caccia,
e mi disse: benvenuto in paradiso.


OGGI VORREI

Oggi Pasqua,
il desiderio mi ha chiesto:
scrivi qualcosa, per questo
giorno di resurrezione,

la festa di Cristo,
che è volato in alto
per chiedere a Dio
di perdonare tutti.

Anche gli indegni,
che sono contro,
che offendono,
che uccidono.

Per far capire
che l’esistenza
è ben altra cosa del male:
è gioia, è compostezza,
è amore divino.

Grazie desiderio, ho risposto,
mi hai facilitato il lavoro:
basta che scriva, esattamente,
quello che mi hai detto,
e lì c’è tutto.


ADDIO A PAPA FRANCESCO

Mettiamoci in ginocchio
con le mani sulla faccia,
per chiudere gli occhi
e seguire, nella luce
dell’immaginazione,
l’essenza eterna
di Papa Francesco,
che sale la rampa della scala
che porta in cielo.

Dove IDDIO, ieri Pasqua,
ci ha ricordato
l’abbraccio a Cristo,
ed oggi, vuole abbracciare
Papa Francesco,
ed invitarlo ad entrare
nella luce eterna.


LETTERA ALLA PATRIA

Abbracciati e legati
alle tue radici,
magnifico albero.

Zolla posata con gusto
nell’acqua salata.
Statua vestita… Tricolore,
con capelli di neve
ed i piedi al tepore del sole.

In te, c’è il necessario
e il divertente,
da mantenere nei secoli.

Tu, scoperta da stranieri
non estraniarti, dai tuoi figli,
sempre disposti a dar la vita
per proteggerti.

Continua a regalarci
la tua sostanza,
la tua umanità.

Ti voglio bene
Patria mia.


FUTURO

Il futuro,
è sempre davanti al presente,
e ancor più indietro
è il passato.
La corsa è impari.
Eppure, ogni giorno
si spera di raggiungerlo.

Ma che strano:
siamo noi
che aspettiamo ci raggiunga?
Allora è ultimo.
O siamo noi,
che dobbiamo raggiungerlo?
Allora è primo.

Sia come sia,
lasciamolo andare
per la sua strada.
Noi… lo seguiamo
con rispetto,
sperando di fare
tanta strada assieme.

Altrimenti…
sarebbe il peggio.


RISPETTO

La mazza del ferro
sul ferro dell’incudine,
schiaccia altro ferro
indebolito dal fuoco.

Come la forza del gelo frantuma
la debole pietra friabile.

Eppure ogni giorno ogni ora
e in ogni luogo, ogni bocca grida!
Il rispetto per ogni forma e natura.

Forse, anche l’orecchio,
riesce a trasformare.

E così anche il grano,
pur santificato da tutti
per la nostra sopravvivenza,
lo si schiaccia, si tortura nel lievito,
e si infila nel forno rovente.

Nella dottrina dell’essere
il più debole soccombe sempre.

Eppure ogni giorno ogni ora
e in ogni luogo, ogni bocca grida!
Il rispetto per ogni forma e natura.

Forse, anche l’orecchio,
riesce a trasformare
il significato della parola.


ACQUA DEL CIELO

Stracci delle acque?
Per lucidar le pietre
nel cuscino della gente?

O acqua di neve ghiacciata
che risveglia il passato,
dove l’unico nocivo
era il respiro del malato?

Non puoi togliere il cartone
al mendicante,
e pensar che dorma in piedi.

Dobbiamo solo usare
il divinamente dato,
e lucidar la mente
dalla polvere, che insinua
per migliorare l’esistenza,
e finanche la creazione.

Non si modifica il seme
gonfiandolo, o annaffiarlo
con l’acido egoismo.

Il seme, si posa delicatamente
sotto terra, imbevuta
dall’acqua del cielo.


TORNARE ALLA PARTENZA

Non voglio, dalla scienza, essere influenzato,
perché anche questa ha tante chiazze oscure.
Volevo solo dire che potremmo
anche tornare al punto di partenza:

Se è vero come è vero, viviamo
sull’esterna superficie di un pallone,
che non contiene aria compressa
ma fuoco, tanto fuoco!
E noi sopra a questo camminiamo.

Mettiamo che un bel giorno questo fuoco
interrato e oltremodo compresso,
scoppiasse nel suo interno:
altro che i vulcani! Che qua e là ci sono.
Questo sarebbe l’unico, a riportar la terra
al punto di partenza. Cioè nella brodaglia.
Come fu il suo inizio primordiale.

Prendetela come la volete, ma questa
è un’ipotesi… più che succedibile.
Perciò non lamentiamoci, non diciamo
che sciagura! se un vulcano sputa fuoco.
Così, è la natura, cosi, è stata costruita.
E neppure sappiamo da chi.


L’INVISIBILE

Si sente, ti trasforma,
ti fa pensare.
Non lo puoi toccare,
è nascosto.

L’invisibile è fonte
di curiosa immaginazione
ma c’è, è la speranza
che la cerchi e aspetti
il suo ritardo.

Incuriosisce e non puoi
chiedere, la sua fattezza.
Astrattamente fa pensare,
a volte ti ci immagini,
ma non sai darle una forma.

Comunque è cosa bella,
perché lo costruisci
come piace a te,
a tua misura,
di forma e di sostanza,
e ti ci innamori.

[continua]


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