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Antologia delle più belle poesie del Premio letterario Città di Melegnano 2018


Indice

Prefazione di Benedetto Di Pietro – Albo d’oro del concorso – Sergio Baldeschi – Irene Baldini – Biagio Barbero – Mirta Bertic – Vincenzo Bianco – Mariateresa Biasion Martinelli – Mariagina Bonciani – Federica Boselli – Maria Colombo LGE – Patrizia Cozzolino – Francesca Croci – Angélica de Carvalho Magalhaes – Gabriella De Nardo – Erika Di Felice – Daniela Ferraro – Ettore Fobo – Luca Foscale – Lucia Ingegneri – Giuseppe La Rosa – Silvana Licari – Alberico Lombardi – Dario Marelli – Gabriella Pesce – Patrizio Pesce – Maria Teresa Piccardo – Flavio Provini – Alice Ramploud – Tiziana Sartorati – Christian Testa – Francesco Testa – Mario Vierucci


Prefazione

Sappiamo che l’etimologia del termine “poesia” deriva dal greco “pòiesis” che a sua volta deriva dal verbo “poièo” e significa fare, costruire, creare. In breve la poesia è creazione artistica capace di convertire la sofferenza in bellezza estetica ed etica. Si spiega così come le tragedie greche, da opere letterarie che riferiscono di grandi sofferenze, diventino veicolo di purificazione collettiva.
Le poesie di questa edizione del Concorso “Città di Melegnano”, in massima parte sono poesie che nascono da una situazione di incertezza e di scoramento individuale, ma che rispecchiano per esteso la situazione attuale che si vive in tutto il mondo. Come sempre la poesia rispecchia lo stato contingente del vivere quotidiano e sollecita stimoli profondi. La sovrapposizione delle notizie che ai giorni nostri, grazie ai sistemi tecnologici avanzati delle telecomunicazioni, arrivano in tempo reale da tutto il mondo, non sempre dà la possibilità dell’elaborazione da parte di chi le riceve, così si crea una situazione di superamento che il più delle volte si traduce in estraniamento. Il poeta, per sua natura, è sensibile agli eventi dolorosi che egli elabora e restituisce con partecipazione empatica al punto di subirne gli effetti. Ma per sua fortuna, il poeta è in grado di convertire tali effetti e restituirci i suoi assilli costruendo versi, che generano in lui, e in chi li legge, un senso di sgravio interiore. Così molte poesie presentate al concorso di questa edizione sono poesie introspettive e tra di esse ve n’è un buon numero che, pur non conoscendo l’età degli autori, possono essere attribuite a poeti la cui speculazione intellettiva si colloca nel campo filosofico, con la tipicità di chi ha un’età che ha superato il vertice della parabola della vita. Infatti, oltre a liriche con argomenti di collocazione filosofica, ne troviamo più di una di argomento escatologico. Non insolite, perché la poesia spazia in tutti i saperi, ma sono indicative di un malessere che porta l’uomo a rifugiarsi in tutto ciò che riguarda il pensiero religioso e morale.
Ci siamo soffermati più volte sulla caratteristica principale della Poesia che è quella di rifugio interiore, ma non deve sfuggirci che in particolare ha funzione catartica, derivante dal fatto che è una confessione individuale, e diviene richiesta di soccorso morale e compartecipazione da parte di chi la legge. Il poeta partecipa emotivamente a tutti gli eventi che lo possano meravigliare e coinvolgere: la natura con le sue manifestazioni gioiose, ma anche terribili e incontrollabili, la musica e le sue molteplici variazioni, le delusioni conseguenti a scelte personali che si sono rivelate errate, i lutti e le riflessioni sull’aldilà. E nasce proprio da quest’ultima considerazione, la non accettazione che tutto possa finire con la chiusura dell’avventura umana di ognuno di noi. Sorge così l’esigenza di scrivere, di scolpire, di dipingere, con la speranza che, dopo la nostra uscita dall’avventura umana, resti qualcosa di nostro che informi i posteri del nostro passaggio i questo mondo.

Benedetto Di Pietro
Presidente della Sezione Poesia del Premio «Città di Melegnano»


Albo d’oro della ventitreesima Edizione del Premio Città di Melegnano 2018

La Giuria della Sezione Poesia presieduta dal Professor Benedetto Di Pietro, rende nota la seguente classifica:

Opera 1^ classificata «È autunno» di Alice Ramploud (Fidenza PR).
Questa la motivazione della Giuria: «L’autrice vede l’autunno in tutte le sue manifestazioni: è la stagione in cui la natura si stravolge, gli alberi si spogliano, l’aria sa di fumo e la nebbia la fa da padrona. La lirica procedendo diventa introspettiva e la poetessa vede il parallelo con l’età dell’uomo e i cambiamenti nella persona fisica e psichica. Il vento è l’elemento che presiede e porta con sé i ricordi belli e brutti del tempo passato, che si presentano come “carezza nel distacco… prima della resa all’orizzonte di pace”, la conclusione della vita. La lirica si conclude con la speranza che nell’altra vita l’anima possa continuare a seguire tutte le manifestazioni della natura: “sarò foglia e vento / terra e cielo, / sarò respiro e canto”. La natura diventa così, per converso, prova dell’esistenza dello spirito che accompagna la fisicità dell’uomo» (Benedetto Di Pietro)

Opera 2^ classificata «Un incontro al Bar Gonzaga» di Ettore Fobo (San Giuliano Milanese MI).
Questa la motivazione della Giuria: «Tre amici si ritrovano al bar Gonzaga. La loro creatività potrebbe portare perfino all’invenzione di un personaggio nuovo, pieno di buone qualità umane e intellettive, e invece ognuno si sofferma su argomenti specifici ed autonomi, isolandosi e non permettendo agli altri di intervenire. Uno fa discorsi sulle astrazioni della pittura di Mirò, l’altro fa discorsi senza senso sul rapporto tra linguaggio poetico e il colore dell’oro; il terzo è un edonista che pensa a divertirsi e per questo viene considerato pazzo, così gli sottopongono una tavola del test di Rorschach, per categorizzarlo in base alla psico-diagnosi della personalità. Il poeta rimarca come i tre amici, nonostante la loro vicinanza fisica sono tra loro lontani, poiché evitano di interfacciarsi tra di loro. La comunicazione non può esistere se mancano elementi condivisibili. Così, invece di un bar da intellettuali sarebbe preferibile il solito bar sport». (Benedetto Di Pietro)

Opera 3^ classificata «Ali di sabbia» di Patrizia Cozzolino (Napoli NA).
Questa la motivazione della Giuria: «Questa lirica ci presenta una visione onirica della stagione autunnale in cui la natura si trasforma. Le foglie accartocciate cedono i sogni “ai burattini di questo mondo”. Fuori di metafora, le foglie rappresentano ora i frequentatori degli eventi veneziani, tra i quali la Biennale che è una Babele, ma a volte anche un grande evento; ora gli studenti di Cà Foscari che diventano spettatori di un teatro umano in cui sogni e aspirazioni s’infrangono, come le foglie che sono destinate a finire nelle acque della laguna. Una visione poco ottimistica sulle aspirazioni dei giovani il cui “fosco andirivieni” nei meandri dell’università è destinato ad essere portato via dal vento d’oltralpe e d’oriente, una emigrazione annunciata». (Benedetto Di Pietro)

Opera 4^ classificata «Come piuma in ascesa» di Lucia Ingegneri (Monza MB).
Questa la motivazione della Giuria: «Il sentiero della vita che ogni individuo percorre giornalmente è pieno di “pietre d’inciampo” che gli servono a ricordargli gli errori fatti dall’umanità nei secoli, ma ciononostante le ricadute sono sempre in agguato e questo genera sfiducia nell’avvenire. È possibile venirne fuori utilizzando il “linguaggio del cuore”, per liberarsi dalle delusioni per i fallimenti e ritrovare “la bussola dell’anima” al fine di cogliere la speranza che deve governare ogni azione. Nel mistero del creato tutto ha un senso se in ogni cuore nascono sentimenti di pace e comprensione. Allora tutto diventa possibile e regna la serenità, perché ci si sente parte integrante del creato». (Benedetto Di Pietro)

Opera 5^ classificata «L’ultimo confine» di Maria Colombo LGE (Bovisio Masciago MB).
Questa la motivazione della Giuria: «Che cosa potrà succedere negli attimi in cui il corpo fisico dell’uomo viene abbandonato dallo spirito? Tutti vorremmo saperlo, ma ci tocca attenerci ai racconti fatti da chi sostiene di avere superato quel limite e di essere tornato indietro. La poetessa ipotizza visioni allucinatorie di elementi della natura e stravolgimenti della logica e della fisica e continua con una prospezione escatologica di incontri con i trapassati e del percorso a ritroso delle fasi della propria vita vissuta. Sono gli ultimi attimi in cui il cuore dell’individuo batte e spera nell’incontro reale con le persone care trapassate». (Benedetto Di Pietro)

Opera 6^ classificata «Non esistevi più nei miei pensieri» di Sergio Baldeschi (Montecerboli PI).
Questa la motivazione della Giuria: «Il poeta si rivolge ad un amico, ma potrebbe essere anche il suo doppio, riportando alla memoria il comportamento giovanile, spocchioso e irriverente. Col senno dell’età matura il personaggio, idolo delle folle, sembra essere un altro individuo, l’emulo di James Dean di “gioventù bruciata” sembra essere diventato un Budda sereno, circondato dai figli e nipoti. La lirica chiude con la constatazione che nella vita “tutti siamo provvisori / su questo campo di battaglia” e ognuno deve inventarsi un ruolo che gli permetta di tentare la realizzazione dei propri sogni, perché di colpo ci si accorge di essere vecchi e ci si trova davanti al dubbio che forse da giovani bisognava lottare per la conquista di qualcosa di diverso». (Benedetto Di Pietro)

Opera 7^ classificata «Purezza elementare» di Francesca Croci (Predazzo TN).
Questa la motivazione della Giuria: «La purezza elementare di un minerale è la purezza allo stato primitivo, senza contaminazioni. Nel vivere quotidiano, le contaminazioni che creano elementi di disturbo sono gli “incontri da governare” e tutto ciò che impegna l’individuo nella lotta per la conquista di un posto preminente nella società. Alla fine “resterà un cratere ribollente” e sarà salvifico ciò che avrà perduto perché non gli turberà più la mente. Dopo una tale tabula rasa si potrà tornare ad essere bambini e disegnare il sole con i suoi raggi gialli, “nella sua purezza elementare di colori e di forme” e si potrà capire cos’è la vera bellezza». (Benedetto Di Pietro)

Opera 8^ classificata «Oltre il mio viaggio» di Mariateresa Biasion Martinelli (Luserna San Giovanni TO).
Questa la motivazione della Giuria: «La poetessa, nel suo viaggio speculativo osserva la natura con le sue manifestazioni di colori e di meraviglie. L’osservazione del giorno solare che parte dall’aurora e attraverso la luce del giorno arriva al tramonto, porta l’autrice al paragone con la propria vita che passa dalla felicità della gioventù alla tristezza della vecchiaia. Il viaggio è veloce e quando ce ne rendiamo conto ci accorgiamo che “è già sera” e ciò che segue è la notte, annunciata nell’ultimo verso: “Sono già oltre il mio viaggio”, un viaggio che continua “oltre” questa vita». (Benedetto Di Pietro)

Opera 9^ classificata «Martina la trapezista» di Dario Marelli (Seregno MB).
Questa la motivazione della Giuria: «La lirica è dedicata ad una giovane artista del circo. Il poeta fa un’analisi del personaggio e del suo stato d’animo nei vari momenti del suo numero ginnico: la speranza della riuscita degli esercizi sui fili del trapezio, la considerazione del pericolo e che tutto finisca con un possibile errore, il fatalismo e l’incoscienza che in qualche modo fanno superare grandi ostacoli. La mente della giovane donna passa attraverso i cavi dell’attrezzo ginnico, che stringe con sicurezza e affetto, come una mamma stringe il proprio figlioletto al seno. Quel lavoro le dà la possibilità di sposarsi e di diventare mamma e questo è motivo di accettazione del pericolo». (Benedetto Di Pietro)

Opera 10^ classificata «Sensi divini» di Irene Rina Palmira Baldini (Cislago VA).
Questa la motivazione della Giuria: «La natura è manifestazione di Dio, gli odori di casa sono un “abbraccio dei nonni”, la pioggia che cade sul viso è il bacio della madre, un bisbiglio diventa consiglio paterno, il cielo azzurro un dono di amante primordiale e la purezza dell’alba diventa il respiro del figlio. Trovare in tutte le manifestazioni della vita quotidiana un significato può essere la condizione per sentirsi vicini al Creatore». (Benedetto Di Pietro)

Opera Segnalata «Un ultimo tango» di Giuseppe La Rosa (Montecchio Maggiore VI).
Questa la motivazione della Giuria: «La vita scorre come un fiume e, come nel pensiero eracliteo, tutto si trasforma, “traluce in altro”. L’accettazione di questa condizione diviene l’essenza stessa della vita, il dover lottare per continuare e salvarsi, cedere vuol dire andare alla deriva. Il poeta ce lo ricorda con forza: “c’è chi ci annega / e c’è chi […] si abitua a nuotare”. Con una sequenza di barocchismi, in questa lirica c’è una dotta rassegna di termini presi per i loro suoni e colori, come d’altronde è la vita». (Benedetto Di Pietro)


La cerimonia di premiazione è avvenuta a Melegnano (Milano) in occasione dell’Open Day del Club degli autori Sabato 23 febbraio 2019.

Antologia del Premio letterario Città di Melegnano 2018


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