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Antologia delle più belle poesie del Premio letterario Città di Melegnano 2025


In copertina: Flower-1392392-19200© for Pixabay (License to use Pixabay License – Libera per usi commerciali)


Indice

Prefazione di Massimo Barile – Omaggio a Benedetto Di Pietro – Albo d’Oro del Concorso – Sergio Baldeschi – Riccardo Barotti– Giuliana Bertolusso – – Mariagina Bonciani – Maurizio Brigandì – Francesco Buffoli – Giampaolo Chiarelli – Angelo Cicatelli – Luigi Di Legge – Giovanni Elia – Gian Albo Ferro – Debora Focarino – Elia Gastaldi – Luigi Generani – Massimiliano Giannocco – Lucia Ingegneri – Lucia Lo Bianco – Pietro Agostino Masotti – Giovanni Vincenzo Massara – Mariclà Micale – Riccardo Muffatti – Giulia Andrea Pansera – Anna Gioia Paris – Gianmarco Perna – Lucio Postacchini – Sofia Profiti – Rossana Quadroni – Quess Renor (A.A.) – Monica Sambo – Stella del Mattino – Giampiero Tanzillo – Daniele Vassalli – Maria Rosaria Virgallita


Prefazione

La presente antologia comprende le migliori poesie degli Autori che hanno partecipato al Premio «Città di Melegnano 2025».
Desidero rivolgere il mio ringraziamento a tutti i Poeti che hanno proposto le loro liriche dimostrando di possedere grande passione e dedizione per la Poesia.
La multiforme galleria delle composizioni liriche, comprese in questa antologia dell’edizione 2025, diventa espressione della volontà di scandagliare le percezioni dell’animo e l’universo emozionale, cercando di proporre originali visioni poetiche.
Durante tali processi ritroviamo una interessante miscela lirica che include le atmosfere ricercate, le istanze interiori, le immersioni in atmosfere sospese, metafisiche, estranianti e, in alcuni casi, si percepisce un senso di abbandono che si tramuta in dissolvimento: tali evidenze riconducono alla volontà di decriptare emozioni ed echi di memorie, oltre alla propensione ad espandere le visioni in una dimensione creativa originale.
Le liriche diventano testimonianza, profondamente sentita e sincera, generata dalla consapevolezza dell’importanza della Poesia e della qualità della ricerca poetica.
Tali evidenze vengono rappresentate fedelmente grazie allo sguardo lirico degli Autori che ricercano il senso autentico del vivere, s’immergono nei molteplici stati d’animo che nascono dall’umano vivere e indagano il giacimento emozionale attraverso profondi scandagli interiori.
A tutti Voi il mio sincero auspicio di un proficuo lavoro e la speranza che la partecipazione al Premio «Città di Melegnano 2025» possa rappresentare un valido riscontro per il percorso lirico.

Massimo Barile
Presidente della Sezione Poesia del Premio «Città di Melegnano»


Omaggio a Benedetto Di Pietro

Queste mie poche parole vogliono rendere omaggio all’amico Benedetto Di Pietro con un semplice ricordo che diventa testimonianza d’una condivisione che è stata importante, prima a livello umano e, poi, nell’ambito culturale e letterario.
Benedetto, per molti anni, ha presieduto il concorso di poesia Città di Melegnano, con grande passione e con orgoglio, sempre cercando di offrire agli Autori approfondite motivazioni relative alle loro poesie ed elargendo consigli che ben indicavano la giusta via da seguire.
Ricordo ancora le lunghe, lunghissime chiacchierate con Benedetto, durante la cena che si svolgeva, ogni anno, dopo la premiazione per i concorsi letterari, indetta da Il Club degli Autori.
Era un vortice continuo di rimembranze d’esperienze esistenziali e aneddoti di vita vissuta che si miscelavano con puntuali citazioni dotte e meno dotte, aforismi e battute spiritose, sempre permeate di una sottile ironia da ambo le parti, soprattutto quando calcavo la mano su qualche mia citazione latina classica: era come un gioco, basato sul rispetto reciproco e sulla condivisione di un mondo culturale che si nutriva dei “classici”, nel quale però si potevano ritrovare frecciate sarcastiche ed allusioni non certo ripetibili in questa sede.
Rimpiango quelle occasioni perché, solo ora, mi rendo conto che è capitato rarissime volte di riviverle con altri.
Sono sicuro che Benedetto avrebbe apprezzato queste mie parole perché, anche a lui, piacevano le parole sincere e che nascevano dal cuore.
Caro Benedetto, che sia lieve il tuo volo libero nel cielo infinito.

Massimo Barile


Albo d’oro della trentesimaesima Edizione del Premio Città di Melegnano 2025

La Giuria della XXX Edizione del Premio Città di Melegnano 2025 presieduta nella sezione Poesia da Massimo Barile, dopo attenta valutazione delle opere pervenute ha così decretato:

Opera 1^ classificata: «…Il mare, quando tace…» di Giampiero Tanzillo, Acerra (Napoli). Questa la motivazione della Giuria: «La lirica di Giampiero Tanzillo penetra nelle profonde fenditure dell’umano vivere e diventa consapevolezza esistenziale.
Il poeta si pone in ascolto del flusso dell’acqua del mare, simbolica “memoria” dell’origine della vita, riflettendo sulla propria condizione, accettando la “liturgia” del vivere, ricercando il significato intimo del senso della vita, della sua autentica substantia.
L’offerta della Parola assume il significato primigenio e la sua visione lirica diventa “ascesi” verso una dimensione superiore dove tutto si ricompone.
La limitante finitudine umana soccombe alla inesorabile bilancia del tempo che “pesa colpa e rinascita”, e la Parola del poeta assume la funzione di “glossa al margine” del suo “stesso respiro”, fino alla considerazione finale, alla presa d’atto che diventa sigillo lirico: “qui, nel minimo, ancora si compie/la misura dell’umano”». Massimo Barile

Opera 2^ classificata: «Puro e seducente» di Lucia Ingegneri, Monza. Questa la motivazione della Giuria: «La visione poetica di Lucia Ingegneri riconduce ad un “sentire puro e seducente” che allontani le contraddizioni del vivere e dissolva i molteplici interrogativi esistenziali che consumano la mente e il cuore.
Durante il processo lirico emergono la volontà di “assaporare la carezza del silenzio” e il desiderio d’immergersi nell’universo emozionale che s’incarna in auspicio di una vita consapevole.
Nelle istanze interiori, tra spirito e coscienza, tutto è avvolto da una naturale armonia, da un “angelico” stato emozionale che riconduce alla Grazia». Massimo Barile.

Opera 3^ classificata: «Ci sono giorni» di Anna Gioia Paris, Terracina (Latina). Questa la motivazione della Giuria: «Durante il processo lirico la Parola di Anna Gioia Paris diventa consapevolezza delle metamorfiche manifestazioni dell’umano vivere che conduce a superare il pesante fardello quotidiano, gli “affanni” del cuore e l’anima in sussulto.
Il percorso deve fare i conti con il dolore e le amarezze dell’esistere, con le “risposte negate” e le inevitabili incertezze che si generano durante tale presa di coscienza.
Il “respiro inciampa” sulla sofferenza della vita, ma la fiducia rimane forte e viva, nonostante gli smarrimenti e i dubbi.
Anna Gioia Paris coglie e fissa lo stato d’animo e le istanze dell’universo emozionale che sono espressione fedele delle sue intenzioni liriche». Massimo Barile

Opera 4^ classificata: «Morfogenesi del sé» di Sergio Baldeschi, Montecerboli (Pisa). Questa la motivazione della Giuria: «Sergio Baldeschi propone una lirica che riconferma il valore della sua Parola, ricercata e raffinata, precisa e penetrante.
La sua visione poetica assume le forme di una criptica confessione, di una simbolica “preghiera” che avvicina l’Uomo alla sua Essenza.
Al cospetto dell’inquietudine, come “incatenato nel mattatoio dei sogni”, il Poeta stringe i denti davanti alle contraddizioni esistenziali, l’Uomo vive e lotta, tra sudore e silenzio.
Nelle fenditure del tempo riemerge il senso evocativo, le “tempeste interne” diventano canto lirico, incantamento per lo spirito, ed ecco allora che l’animo fluttua tra “estasi” e “mistero”, tra “creazione oscura” e coscienza umana, fino alla decretazione della chiusa lirica: “Non sono più io a sognare il mondo, /ma il mondo… a sognare me”». Massimo Barile

Opera 5^ classificata: «Es» di Gian Albo Ferro, Rosolina (Rovigo). Questa la motivazione della Giuria: «La lirica di Gian Albo Ferro rappresenta una sorta di lenta immersione nei “rutilanti gorghi della follia” per inseguire l’inconoscibile mistero in una discesa fino “ai confini del nulla”.
Nel “fluire del sogno” dove non esistono difese e ricordi, si “dilegua” l’animo in una percezione di dissolvimento, tra le fenditure di tale dimensione, tra le “faglie del tempo”, tra la “cenere” dell’ultima substantia conosciuta.
Durante tale processo emerge la tensione verso un simbolico confine sconosciuto, quasi a voler indagare tra la polvere della Creazione, a immergersi nel pulviscolo primigenio e abbandonarsi al flusso onirico, oltre le umane visioni, oltre la memoria e il Tempo». Massimo Barile

Opera 6^ classificata: «L’ultima volta» di Francesco Buffoli, Brescia. Questa la motivazione della Giuria: «Nella lirica di Francesco Buffoli si avverte la percezione intima d’una “distanza”, “così piccola e così crudele”, ma fortemente avvertita, d’una separazione della coscienza difficile da colmare, quando non rimane che il dialogo intimo della confessione al cospetto di tale condizione esistenziale della quale prendere atto.
Il destino conduce al simbolico incontro con una figura lirica, ma riserva enigmi oscuri che nascono dalle contraddizioni della vita, dai “labirinti dei pensieri”, dalla consapevolezza d’un “abisso” che separa le due anime e, sovente, conducono al “deserto arido” che “si trova dentro ciascuno di noi”, unico luogo dove è “concesso di vivere”.
Lo scandaglio della coscienza, tra verità e finzione, tra separazione ed “enigma inspiegabile”, trova la massima espressione nella sua visione lirica». Massimo Barile

Opera 7^ classificata: «E vince Marte ancora una battaglia (contro tutte le guerre)» di Lucia Lo Bianco, Palermo. Questa la motivazione della Giuria: «La poesia di Lucia Lo Bianco rappresenta una forte e decisa testimonianza lirica che condanna la guerra, portatrice di orrore e follia, grazie ad una percezione fortemente sentita nel profondo dell’animo.
Purtroppo la realtà odierna è ancora flagellata dalle guerre, soffocata dall’immenso dolore causato dai conflitti che sono in atto in diverse zone del mondo.
Sono “anni senza pace e senza luce” nei quali osserviamo luoghi devastati dalla follia umana, dove vediamo povere vittime innocenti versare sangue: e la poetessa tramuta in canto lirico proprio questi segni di dolore e queste cicatrici sulla pelle dell’umanità, ormai sprofondate nelle zone oscure del comportamento umano». Massimo Barile

Opera 8^ classificata: «Autunno» di Maurizio Brigandì, Monza. Questa la motivazione della Giuria: «Maurizio Brigandì offre una lirica composta di pochi versi, ma capace di fissare fedelmente la sua visione poetica e diventare espressione autentica di tali evidenze.
Sul palcoscenico della vita, tra le fenditure dell’esistere e la consapevolezza del proprio percorso, si avverte il desiderio di un lento abbandono al fluire del tempo, spogliandosi d’ogni superfluo, per affrontare “leggero” le molteplici manifestazioni dell’umano vivere, con le inevitabili insidie ed il personale travaglio esistenziale.
Il poeta si sente avvolto dalle “sfumature calde d’autunno”, si pone davanti alla realtà come a voler ammirare la “bellezza senza tempo” del mondo naturale, come a penetrare in una dimensione superiore che offra la visione della meraviglia del nostro umano esistere». Massimo Barile

Opera 9^ classificata: «Scorre» di Monica Sambo, Voghera (Pavia). Questa la motivazione della Giuria: «Monica Sambo, seppur nella brevità della sua poesia, riesce a fissare le immagini e le evidenze emozionali fondamentali per esprimere le percezioni dello stato d’animo ed il suo sentire lirico.
La vita “sbiadisce” tra la fatica del ricordo e la ricerca di echi di memorie, mentre la realtà d’ogni giorno pare scorrere su “rotaie di cristallo”, tra le molteplici speranze e le vane attese.
Il senso di dissoluzione e la percezione del lento svanire d’ogni memoria sono rappresentati dall’immagine del simbolico “fumo bianco” che diventa sigillo lirico». Massimo Barile

Opera 10^ classificata: «Destino che non si sposta» di Quess Renor (A.A.), Ponte San Pietro (Bergamo). Questa la motivazione della Giuria: «Nella poesia di Andrea Arrigoni, tra immobilità e percezione metafisica, l’estenuante routine della solita vita quotidiana viene fissata come in una sequenza cinematografica.
L’atmosfera lirica, le immagini e le figure che costellano la sua visione diventano rappresentazione poetica che conduce in una dimensione estraniante, dove troviamo “respiri senza nome” nella loro fissità, nel loro microcosmo sconosciuto: ecco allora che restano solo il “peso” dell’esistenza e la “certezza che domani sarà identico”.
La consapevolezza di dover “resistere” dentro tale dimensione alienante, quasi “senza sapere perché”, come recita la chiusa della poesia, diventa sigillo lirico d’una sorta di rassegnazione a tale condizione». Massimo Barile


Antologia del Premio letterario Città di Melegnano 2025


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